Day 109 – Australia è un paese perfetto, ma forse no

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Siamo arrivati in questo grande paese con la certezza di essere finalmente nel posto giusto, dove tutto è corretto, dove ogni cosa è al suo posto, dove la qualità della vita è fra le migliori al mondo.
E certamente è così. Strade perfette, senza una buca, paesi e città a dimensione umana, con viali pieni di verde, con le case per lo più basse e contornate da prati, con una pulizia al di sopra di ogni immaginazione.
Abbiamo avuto però come l’impressione che si tratti di una società in cui vigono troppi doveri, dove il primo nemico è il tuo vicino di casa, dove se sbagli corsia, magari perché non sei australiano e si vede dalla targa, non esitano a suonare e anche a dirti qualcosa dal finestrino della loro auto.
La prima cosa che abbiamo costatato in Australia è  La difficoltà burocratica nel fare qualsiasi cosa. La precisione delle leggi australiane mal si combina con la realtà. Hanno impiegato una settimana per prendere la moto dal container sul molo del porto e consegnarmela, nel mezzo c’è stata anche l’ispezione doganale e quella dell’Ufficio agricoltura (quarantine) che ha dichiarato che la moto andava lavata, ma il lavaggio non è stato mai fatto, perché si sono limitati semplicemente a lavare la cassa esterna mentre la moto è rimasta imballata nel suo contenitore (comprensivo anche dello sporco nei passaruota o nei pneumatici). Il tutto però ci è costato qualcosa come 1800 dollari australiani, ovvero una cifra davvero spropositata se viene messa in paragone con la cifra (1.300 dollari americani) per imballare la moto a Seul, trasportarla con un camion a più di 400 km di distanza, caricarla sulla nave cargo e infine trasportarla dalla Corea a Brisbane.

Abbiamo comprato una scheda telefonica (Tesla) per la modica cifra di 50 dollari per avere la connessione dati e fin qui tutto bene, salvo il fatto che qualche giorno dopo abbiamo acquistato una ricarica e la signorina mi ha chiesto 20 dollari per 2 giga. Ma non sapeva forse nemmeno lei che la ricarica di 20 dollari non era prevista per le ricaricabili, e quando sono andato a chiedere e protestare per avere i nostri due giga di traffico dati o indietro i nostri 20 dollari ci è stato risposto semplicemente: sorry.

E sorry è una parola che viene usata frequentemente, e non sempre per semplice cortesia ma per imporre la scortesia al tuo prossimo. Così sul bus una signora si siede al posto che ci era stato assegnato, addirittura sui nostri occhiali e anziché alzarsi e cedere il posto, ci ha detto semplicemente : sorry.

Ho anche scoperto che in Australia occorre posteggiare nello stesso senso di marcia del lato della strada dove sta il posteggio. Avete capito? Noi ci abbiamo messo un pezzo, ma poi abbiamo capito. Come dire che se trovi uno spazio libero ma nell’altro senso di marcia, non puoi posteggiare, prima devi andare alla rotonda, percorrere l’altro senso di marcia e posizionare la tua vettura nel senso giusto.
Ieri, però, abbiamo potuto ammirare la grandiosità delle balene e oggi in molti dei posti dove ci siamo fermati, abbiamo conosciuto persone c
arine, come Lesley che ci ha invitati a casa sua, abbiamo mangiato bistecche squisite in un posto fichissimo, e preso un caffè
buonissimo. Il calore di sempre ci ha di nuovo investito e allora via gli stereotipi: non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, non bisogna giudicare partendo dal negativo e soprattutto dai soprusi che avvengono in ogni paese

In compenso in questo paese tutto è grande: le distanze, i camion, e perfino le felci, le stesse che mettiamo nei nostri panieri quando si va a funghi. Qui quelle felci sono giganti, e guardandole abbiamo pensato di chiedere a Giovanni Di Prima: se le felci sono così grandi, come saranno i funghi??

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