Perù: da Cuzco a Nazca

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e ancora Peru’ – Sacred Valley

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continua la serie di video sul Perù: Cuzco e dintorni

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COCOONTHEROAD – PUNO Lago Titicaca

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Cocoontheroad : Perù – da Tacna ad Arequipa

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Cocoontheroad : da La Serena al deserto di Atacama. #cocoontheroad #girodelmondoinmoto #Cile #Macna #Transalp #dreamroad #7orefermi

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san Antonio (Cile)

terza tappa del tour: il porto di San Antonio per sdoganare la moto…
e finalmente comincia il viaggio.

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Seconda tappa del tour: Valparaiso

#cocoontheroad #girodelmondoinmoto #Cile #Valparaiso #macna

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Prima tappa del tour sudamericano : Santiago del Cile

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deserto de Atacama – un tratto in off-road

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ABOUT TRANSALP

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(Cile e Perù 2018)

Si può dire che una moto è eroica? Si può dire che è stata ardita nel percorrere le strade?
Certamente no! Ma io amo pensarlo.
Le ho parlato, questo si, mi sono rivolto a lei come se mi stesse ascoltando e sicuramente la moto ha capito il compito che le avevo assegnato e come un soldato ha espletato l’incarico con onore.
Ho scelto per questo viaggio una sempre verde TRANSALP del 2003 per due ragioni importanti, la prima perché si tratta di una moto estremamente affidabile e facile da riparare in caso di guasti, la seconda perché avevo pensato di lasciarla da qualche parte, per ritrovarla per gli altri viaggi e in ultimo con l’idea di abbandonarla, visto anche il suo valore commerciale, che è inferiore al costo per riportarla indietro.
Comprata a Ragusa da un amico ho passato molto tempo a rimetterla in sesto, smontando e rimontando quasi tutto, facendo un bel po’ di modifiche in particolare all’assetto e soprattutto ai telai porta valigie che ho dovuto ulteriormente modificare per renderle pratiche durante il viaggio. Ed ancora ho realizzato nella parte interna al telaio delle valigie un apposito alloggiamento per stivarvi una tanica di benzina da 5 litri.
Ma poi in vista della lunga trasferta sudamericana ho preferito affidarla alle sapienti mani di un altro amico, Angelo Privitera (il mago delle Transalp).
Angelo ha davvero fatto dei miracoli. Ha cambiato un po’ di cose, compreso gli spruzzi del carburatore per rendere più agevole le percorrenze al di sopra dei 4000 metri, ha sostituito filtri e, soprattutto, ha regolato la moto in maniera perfetta con il risultato di aver avuto percorrenze al di sopra dei 20 Km/litro, con in quota solo una leggera perdita di potenza a causa della quale ho dovuto solo regolare il minimo, percorrendo il magnifico altopiano in Perù sopra i 4800 metri a 120 Km/h.
Durante tutti i quasi 8000 km percorsi la moto non ha avuto mai nessuna incertezza o defaiance, anzi è sembrato proprio che stesse affrontando un compito al di là delle sue possibilità. E certamente il compito è stato davvero gravoso.
Anche quando mi è scoppiata la ruota anteriore in autostrada o quando siamo caduti a Cusco di certo questi fatti non possono essere imputabili all’ardita Transalp.
Lo scoppio della camera d’aria in un qualche modo è stato a causa mia. Ho caricato la moto come se fosse un GS adventure (la moto con cui ho viaggiato dall’Italia all’Australia) ed ancora di certo la pressione della ruota era sicuramente bassa, complice il benzinaio a cui ho chiesto di controllarla ed ancora alla diversa scala usata in Sud America (psi anziché bar), mentre la caduta a Cusco è dipesa esclusivamente dagli agenti della polizia turistica, che per accompagnarmi in hotel hanno scelto una salita a 45 gradi, con fondo a ciottoli e ancora con curva a gomito alla sommità e relativa buca da 15 cm in centro. Come dire: sfido chiunque a non cadere.
Nel corso del viaggio ho cambiato diverse volte itinerario e destinazione, un po’ per le avverse condizioni meteo e per la difficoltà del percorso, ma sicuramente l’ultimo cambiamento con destinazione Lima è dipeso dalla decisione di non abbandonare più la moto.
Come si può abbandonare una moto che è stata parte integrante del tuo viaggio, come non soffrire nel farlo?
Ho avuto l’opportunità di imbarcare la moto a Lima per farla rientrare in Italia e non ho esitato, costi quel che costi, la moto torna a casa con noi.
Una specie di “salvate il soldato Transalp”.
Onore e dignità al milite coraggioso,
onore alla TRANSALP.

#cocoontheroad #girodelmondoinmoto #Cile #Peru #TRANSALP #macna

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Lima

Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita
senza mai scalfire la superficie dei luoghi
nè imparare nulla dalle genti appena sfiorate.
Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare
chiunque abbia una storia da raccontare.
Camminando si apprende la vita,
camminando si conoscono le cose,
camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina guardando una stella
ascoltando una voce
seguendo le orme di altri passi.
Cammina cercando la vita
curando le ferite lasciate dai dolori.
Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso.
(Rubén Blades)

Il viaggio, dunque, non è la meta. Non è concludere quello che ci si era prefissati. Il viaggio è anche fermarsi e variare il percorso, è superare le difficoltà, è superare le incertezze o porre altre certezze, il viaggio è ricordare tutti quelli che hanno partecipato e condiviso, quelli che hanno aiutato o non aiutato a far si che il viaggio avesse una fine, un compimento. Si anche quelli che hanno determinato un problema, che non ci sono stati vicini, che hanno impedito che qualcosa accadesse, anche quelli fanno parte del nostro viaggio. Io e Coco abbiamo percorso quasi 8.000 chilometri e, questa volta, abbiamo incontrato qualche difficoltà, più di una difficoltà, qualcosa che, pur non fermandoci, ci ha fatto cambiare destinazione e obiettivi. Ma questa è stata una condizione nuova che ci ha ulteriormente rinnovati, che ci ha permesso di cambiare noi stessi mentre cambiavamo piani, direzioni, intendimenti. In questo ha influito chi abbiamo incontrato, chi ha toccato la nostra vita e ci ha dato una mano o chi ha toccato la nostra vita e non ha fatto nulla per noi. Vogliamo ringraziare i primi, quelli che hanno reso il nostro viaggio più semplice, quelli che ci hanno aiutato e supportato. Un grazie a Maria Chiara Mottarella, incontrata a Valparaiso, a Carlos, proprietario della Jovita che mi ha introdotto sulla strada del Pisco sour determinando la mia prima ubriacatura. Un grazie infinite all’officina di Joel Cortes, Crossteam di La Serena, che ci ha sistemato la ruota talmente bene da permetterci di continuare il nostro viaggio. Grazie a quanti hanno condiviso momenti della nostra giornata con parole, abbracci o anche solo con una stretta di mano. Grazie a tutti quelli che ci hanno seguito, incoraggiato e incitato, ad Andrea Gremi della MACNA, che ci ha protetto dal freddo del viaggio, a Maurizio della Rojas Travel, per la disponibilità e la pazienza, a Eligio Arturi di Mototouring, per l’appoggio e i consigli, a Joan Montero per essersi messo a nostra disposizione per una intera giornata, a chi ci ha fatto dono di un pezzo di se per rendere ancora più bello il nostro viaggio.152 153 154 157 158 151

 

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NAZCA

Le linee di Nazca sono uno dei misteri del mondo, e ancora oggi non si è sicuri di quello che rappresentavano né di come siano state tracciate. Le 13 mila linee visibili sul terreno dell’arido altopiano che si estende tra le città di Nazca e Palpa, sono di epoche diverse, databili tra il 200 a.C. e il 600 d.C. ed hanno forme che vanno da semplici linee fino a sagome di animali, stelle e figure mitologiche.
Gli studi più attendibili dicono che il loro scopo fu innanzitutto quello di essere punto di riferimento per i pellegrini in visita al complesso religioso pre-Inca di Cahuachi, un insieme di templi e piramidi in cui si facevano offerte religiose e sacrifici umani, per poi diventare luogo prescelto per compiere rituali. Le linee sono fatte tecnicamente in un modo semplice, scavando e mettendo i detriti ai lati, ma la cosa strana ovviamente, è capire come abbiano potuto farle considerando che sono visibili dal cielo o da posizioni molto alte. Una bella esperienza unita alla visita, fatta con un taxi del luogo insieme ad una simpatica famiglia di Torino, Paola, Gino e Federico, al complesso di Cahuachi, tra l’altro restaurato da Giuseppe Orefici, un italiano che vive da trent’anni a Nazca, e al fantastico acquedotto, ancora oggi in uso dalla popolazione per l’approvvigionamento dell’acqua.

Intanto continua il mio controverso rapporto con gli indigeni. Molti gli elementi negativi: in tutto il percorso fatto, ho avuto difficoltà ad abituarmi alla trascuratezza degli alberghi che a fronte di prezzi anche alti offrono servizi a volte assai scadenti. E parlo di hotel non di ostelli.
In tutto il Perù il traffico e la confusione regnano sovrani anche per la presenza di bancarelle in strada, di camion strombazzanti, di tuk tuk che hanno loro regole stradali, di pedoni che sbucano da tutte le parti I peruviani riescono a fare confusione già quando si incontrano in tre su una strada. Di contro, non c’è nessun rispetto per i pedoni (le strisce pedonali esistono, ma probabilmente sono invisibili).
Quanta povertà: il Perù è un paese con un grosso potenziale e un progressivo sviluppo che però vive ancora di contrasti estremi. In ogni città incontrata si passa dai quartieri “in” e “occidentali” a quartieri completamente abbandonati al loro destino dove l’igiene e i servizi di base mancano completamente e la povertà non la si deve trovare è lì davanti ai tuoi occhi.
Il machismo è ancora fortemente presente, ma qui a Nazca, per la prima volta, ho visto una donna guidare uno scooter e una donna guidare una moto.
I ritardi. Per i Peruviani il termine “Ahorita” indica un lasso di tempo che può variare tra i due minuti e l’infinito. Il loro è un “ritardo cronico” perchè proprio non ce la fanno ad essere puntuali. I peruviani non hanno una educazione ambientale, la maggior parte di loro vanno in giro con furgoncini/ bus che chiamano combi, tutti, ma dico tutti, suonano il clacson sempre, se si fermano, se ripartono, se gli va, insomma in qualsiasi occasione con il risultato di una confusione e un rumore demenziale.
Penso proprio che il mio rapporto con il Perù non sia proprio di grande amore, e sono sicura che non sarà mai il mio più grande amore, ma più passano i giorni e più capiscoo le ragioni e i pregi di questo popolo così diviso e così diverso. La fierezza delle etnie più antiche, prime fra tutti i Quecha, ho imparato a vederla nei poverissimi paesi che ho attraversato e forse per questo ogni tanto mi sono arrabbiata per l’arroganza di un albergatore o di un impiegato. Questo paese non si fa amare immediatamente, ha un passo un po’ più lento ma certamente ha un grande cuore che si svela quando stai in mezzo agli umili, quando mangi per strada con loro o nei loro piccoli ristorantini o quando ti siedi a parlare per strada. In questi momenti scopri l’umanità e la fierezza, di questa gente.
#cocoontheroad #girodelmondoinmoto #lineedinazca #peru141 142 144 145

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Uomo semaforo

 

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Da Cusco a Nazca

Da Cusco a Nazca si percorre una strada bellissima, più di 600 chilometri di curve e di panorami mozzafiato. Un percorso entusiasmante per i motociclisti, un po’ meno per le zavorre. Si raggiungono più volte quote molto ardite (4500 metri) passando per piccoli paesi di montagna e per sterminate pampas fino ad arrivare a Nazca. Oggi ho invidiato Coco perché guidare su queste strade è stato per lui molto piacevole. Io dietro ho subito un congelamento agli arti superiori e inferiori ed ho faticato non poco ad utilizzare la GoPro con le dita completamente congelate. E’ un destino che accomuna tutte le passeggere quello di dover restare per ore anchilosate sulla moto cercando di inventarsi cose da fare: alzarsi per fare il drone umano, fotografare da più angolature, sporgersi per riprendere con la GoPro le infinite curve e gli orridi, elucubrare sui massimi sistemi mentre non si ha più percezione del proprio corpo e si cerca disperatamente di non addormentarsi. In compenso se oggi avessi guidato io la mia moto avrei sudato sette camicie soprattutto per percorrere gli ultimi 40 chilometri di strada scavata nella roccia con baratri incredibili.
#cocoontheroad #girodelmondoinmoto #peru #versonazca #macna
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Valle sacra

Pensavo che Machu Picchu valesse un viaggio e in realtà per alcuni aspetti è veramente così. Ma nel nostro peregrinare di questi giorni a Cuzco e in tutta la Valle Sacra, abbiamo trovato dei luoghi che rimarranno comunque un ricordo indelebile per la magia e la particolare suggestione che hanno suscitato. Luoghi che testimoniano la grandezza della civiltà degli Incas. Quello che resta oggi è ben altro. I siti archeologici completamente invasi dai pulmini e dagli autobus delle tante agenzie, la scortesia, la poca attenzione e la superficialità di chi vuole solo spennare il turista che viene portato in giro secondo pacchetti rigidamente preconfezionati con immancabili stazionamenti in finte case andine per vendere prodotti, contrapposti all’affabilità, alla dolcezza e alla gradevolezza degli incontri fortuiti con le persone più umili. Le condizioni igieniche disastrose, l’ambiente deturpato dall’immondizia anche in prossimità dei siti più belli, il degrado di intere città e la desolante povertà dei piccoli paesini. Si, questo ho visto in questi giorni: la miseria, bambini sporchi all’inverosimile, donne e uomini seduti davanti a case, che nulla hanno di una casa, perchè costruite con mattoni di fango e lamiera. Di contro ci sono luoghi magici, incantevoli e spaventosamente belli: canyon, canali, scorci indimenticabili. 52 etnie che continuano a mantenere le loro tradizioni e i loro usi e costumi anche a rischio di non evolversi, mondi diversi e a volte distanti, troppo distanti.

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incontri e abbracci

Questa foto è solo una delle tante che cattura i mille abbracci e i giochi che queste due bambine mi hanno dedicato. Un incontro bellissimo.

 

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#cocoontheroad #girodelmondoinmoto #peru #moray #felicitas #abbracciami

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Machu Picchu

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Allora sulla scala della terra sono salito,
tra gli atroci meandri delle selve perdute,
fino a te, Machu Picchu.
Alta città di pietra scalinata,
dimora degli esseri che il terrestre
non potè celare nelle vesti assonnate.
In te, come due linee parallele,
la culla del tempo e quella dell’uomo
si dondolano in un vento di rovi […]
P. Neruda

Arrampicarsi faticosamente a Machu Picchu e ammirare queste rovine, ci ha fatto ripensare non allo splendore o alla potenza di quel popolo ma agli uomini che hanno posato pietra su pietra e che hanno materialmente creato quello che, ancora oggi, genera un senso di sgomento e di meraviglia: per il luogo dove sorge la città, per come era costruita, per i significati che ognuno di noi vuole darle. Infinito rispetto, e grande tristezza, per un popolo che combattè la ferocia degli Spagnoli fino a soccombere fisicamente ma mai moralmente.

#cocoontheroad #girodelmondoinmoto #nuovomondo #peru #machupicchu#macna

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CUSCO

Cusco
Durante il viaggio da Puno a Cusco, partiti da un’altitudine di 3.827 metri, abbiamo affrontato tutte le variazioni climatiche, tranne il caldo. Abbiamo avuto freddo, abbiamo trovato la neve a 4.500 metri, abbiamo assaporato la dolcezza della pioggia e la spigolosità della grandine. L’arrivo a Cusco, però, è stato accompagnato dal sole che è stato certamente il benvenuto. Certo sia noi che la moto eravamo bagnati e sporchi di fango, anche perché per strada abbiamo ammirato due siti archeologici importanti a cui si accede mediante strade sterrate che con la pioggia si trasformano in una fangaia. Spaventosamente difficile è stato trovare l’hotel che sorge in una strada del centro storico interdetta alle auto. Il navigatore, estremamente sollecito, ci ha portati prima in una strada senza uscita e poi, dopo una salita a più di 45 gradi, in una strada che finiva in una scalinata. Non c’era che da chiedere aiuto. Chi meglio della polizia turistica? Erano fermi nella stradina su un pick up e si sono offerti di accompagnarci facendoci strada. “Tutto bene” – direte voi – se non fosse che i due non hanno considerato che la nostra povera “motina”, carica e con noi sopra, una salita di almeno duecento metri con ciottolato grossolano con imbocco in altra salita praticamente perpendicolare con voragine al centro, non avrebbe potuto superarla: così siamo caduti. Per farla breve, la moto è stata spinta da cinque persone, poliziotto compreso, e solo così è arrivata in cima alla strada, mentre anche lo stesso pick up dei poliziotti ha avuto seri problemi e non era né carico né con due ruote. In cima si… ma senza più frizione, abbiamo raggiunto l’hotel. Un disastro insomma, compensato dal trovarsi in una città bellissima, con un centro spettacolare e tutta una zona costruita su un ripido pendio con stretti passaggi. La sera tutto si illumina facendo diventare Cusco un grandioso presepe.
#cocoontheroad #girodelmondoinmoto #nuovomondo #cusco#ombelicodelmondo #macna #transalp

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Puno (lago Titicaca)

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Finalmente Perù

Entrare in Perù è stata una festa: una festa di sorrisi, di domande, di esclamazioni stupite nel sapere che arrivavamo dall’Italia. Arequipa è stata la nostra prima scoperta, con le sue strade interrotte, i cartelli inesistenti, le deviazioni più impensabili fino al nostro albergo, accolte dal sorriso di Maria e Ana e infine con la scoperta del centro storico, patrimonio dell’Unesco. In due giorni abbiamo conosciuto il vero animo dei peruviani: un peruviano solo non fa testo, in due è già festa, in tre si balla e si suona. La sera si mangia in strada, con lunghe tavolate imbandite sul marciapiede, enormi padelle dove si friggono i cascami, griglie dove si arrostiscono cuore e fegato di pollo, di vitello o di alpaca e si servono i charillos. La gente si siede a queste tavole a mangiare e a bere, persone di tutte le età che condividono un pasto, e che mangiano con poca spesa. Non sono ricchi questi peruviani ma sono sempre allegri in strada come al mercato, mai insistenti e mai assillanti anche quando ti devono chiedere la “propina”, la mancia, per una fotografia con il costume tradizionale. Non vi dico cosa si prova ad andare al mercato e aggirarsi fra mercanzie di mille colori e, ancor di più, inoltrarsi nei mercati all’aperto che ci sono all’uscita di Arequipa dove donne nel costume tradizionale, comprano o vendono cariche dei loro fardelli in cui trovi di tutto. Un universo caotico, una povertà orgogliosa, volti sempre sorridenti e cordiali, miriadi di persone che non sono mai massa, uno diverso dall’altro tutti partecipi di una umanità gioiosa.

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ai confini con il Perù

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#cocoontheroad #girodelmondoinmoto #cile #transalp #macna 

In venti giorni di viaggio, abbiamo attraversato tutto il Cile, siamo arrivati oggi ai confini con il Perù e abbiamo lasciato definitivamente un paese che per molti versi ci ha lasciato l’amaro in bocca. Naturalisticamente il Cile è pieno di paesaggi spettacolari, di scorci che lasciano a bocca aperta, di fantastiche spiagge e ancor più belle montagne. Apprezzabili alcuni piatti della cucina cilena, i vini, il pisco sour e chiaramente il pesce. Ma le persone? Le sette ore passate con la moto ferma, le valigie a terra e nessun aiuto, la consapevolezza che quel giorno non abbiamo dormito per strada solo perché, alla fine, un cileno ci ha confidato che il carro attrezzi non sarebbe mai arrivato perché era un servizio gratuito, lo spiacevole ricordo della padrona dell’hotel Plaza a Taltal che a colazione mi ha rifiutato una seconda fetta di pane perché ne era prevista solo una, le tante volte che Coco ha litigato con albergatori disonesti che hanno cercato di venderci il peggio delle loro camere e che hanno accettato di malavoglia di essere stati scoperti o che, essendo stati scoperti, hanno reagito con inaudita freddezza di fronte a due viaggiatori venuti dall’altra parte del mondo. Sono tutti amari ricordi a cui si contrappongono tanti momenti piacevoli passati soprattutto a tavola, con persone gentili come Carlos, che non hanno utilizzato la supponenza o la superbia ma la gentilezza e la condivisione anche nello svolgere il loro mestiere. E’ stato un viaggio che si è svolto molto in solitaria, circondati dal nulla, da distese immense e da cieli infiniti, preoccupati anche per la mancanza di una stazione di servizio nello spazio di 400 km senza nessun cartello di segnalazione e, soprattutto, con il timore che se dovesse capitarti qualcosa, nessuno ti aiuterebbe. La cosa che rimane alla fine, è la sensazione che le grandi distanze, gli spazi infiniti che abbiamo attraversato, non siano stati solo fisici ma dell’anima, come essere un granello di sabbia in mezzo ad un deserto di sabbia…soli seppur con tanti attorno.

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nulla è meglio di esserci

Nulla è meglio di esserci

#cocoontheroad #girodelmondoinmoto#nuovomondo #sanpedro #Atacama #algraeditore

 

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San Pedro de Atacama

Si arriva a San Pedro de Atacama attraversando un paesaggio lunare circondato da magnifiche montagne innevate tra cui spicca il vulcano Licanbur. Il paesaggio che circonda questo paesino, dove non esistono strade asfaltate e non puoi chiedere una stufa elettrica perché la rete non è in grado di supportarla, include deserti, pianure di sale, vulcani, geyser e sorgenti termali. Oggi, accompagnati da Salvador, guida della Volanoaventura, abbiamo fatto una escursione spettacolare nella Valle della Luna, una depressione che offre un paesaggio con singolari formazioni rocciose, enormi dune di sabbia e montagne striate di rosa. Non è un popolo facile quello cileno, e forse sono rimasta troppo ancorata all’Iran, ma devo dire che questa terra ha particolari bellezze e una grande magia.

#cocoontheroad #girodelmondoinmoto#nuovomondo #sanpedrodeatacama #Atacama#valledellaluna

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mano del deserto (Cile)

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#cocoontheroad #girodelmondoinmoto #nuovomondo #macna #transalp#rutadeldesierto #manodeldesierto. Saludos para nuestros amigos !
Andale! Andale!

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Deserto di Atacama

Raggiungere il deserto di Atacama, dopo la paura, la fatica e la rabbia, e vedere questa luce e questi colori e’ stato per noi il regalo più bello.

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#cocoontheroad #girodelmondoinmoto #nuovomondo #cile #atacama#transalp #macna

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7 ore sul ciglio della strada

In realtà abbiamo rischiato moltissimo ma fortunatamente siamo riusciti a non cadere rovinosamente. Un lato sconvolgente del Cile é che siamo rimasti 7 ore sul ciglio della strada senza che nessuno ci venisse a recuperare. Neanche l’ombra degli addetti all’emergenza autostrade per il supporto carro attrezzi, nonostante il passaggio di una notevole quantità’ di auto e camion in cerca di assistenza. In sette ore sul ciglio della strada non si è fermata neanche la polizia. Spontaneamente per darci aiuto solo una macchina con due ragazzi e due motociclisti. L’unica cosa che abbiamo ripetuto in tutto quel tempo di attesa era ‘la gioia di essere vivi e di non esserci fatti nulla’ . Alla fine qualcuno ci ha detto che l’assistenza autostradale non sarebbe mai venuta e l’unica soluzione era un carro attrezzi a pagamento che ci hanno chiamato direttamente da La Serena
Averlo saputo prima avremmo sofferto meno! #cocoontheroad

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San Antonio (Cile)

24 luglio 2018 – San Antonio

San Antonio, il porto di Santiago, dista da Valparaiso un centinaio di chilometri. Abbiamo raggiunto questo centro in autobus per sdoganare la nostra moto e dirigerci verso il nord del Cile. Avevo immaginato San Antonio come una città senza nessuna attrattiva particolare. Mi sono dovuta ricredere già al mio arrivo, guardando il coloratissimo porto. A pranzo, dal nostro hotel, un pò sui generis, costituito da tante casette di legno distribuite su uno spazio da cui si domina tutto il porto, siamo scesi al mercato. Sono stata immediatamente circondata da donne e uomini che mi offrivano biglietti del loro ristorante cercando di convincermi della bontà di quanto offrivano. Questo avveniva fra i banchi di pesce e i piccoli negozietti, se cosi si può chiamarli, che offrono empanadas e chevice. Scegliere è stato difficile: mi hanno un po’ spiazzata con la loro insistenza e i tentativi di entrata in due ristoranti, sono stati bloccati da un senso di smarrimento per quello che vedevano i miei occhi e percepivano le mie narici. Alla fine ho scelto come al solito con il cuore e ci siamo seduti a “La Jovita” dove il personale si è messo subito a disposizione, così come il padrone che ha pensato bene di farmi iniziare il pranzo omaggiandomi di un piscos. Con questo drink che loro utilizzano spesso per aprire il pasto, mi hanno conquistata. Normalmente non bevo ma, vi giuro, il piscos de sour val proprio la pena. Coco, imperterrito, ha invece continuato con il suo “rapporto non protetto” con le empanadas, che a San Antonio non esistono con la carne ma solamente ripiene di molluschi (cozze, vongole, capesante, gamberi e altro…) e con il suo amore incondizionato per la birra Austral. Ho provato a mangiare il locos e devo dire che questi enormi molluschi con insalata di patate hanno una loro ragion d’essere. Fuori dal locale, anche qui, come a Valparaiso, una grande concentrazione di cani randagi. In Cile il rapporto con gli animali è veramente bellissimo: non sono più cani randagi, perché li vedi dormire ad ogni angolo di strada ben nutriti, a volte addirittura coperti con maglioncini, sempre amabili con la gente e sempre pronti a giocare e farsi accarezzare. Lo stesso qui vale con i leoni marini che vivono in spiaggia a centinaia nutriti dalla gente del luogo e dai pescatori e che si lasciano avvicinare da tutti. Questa grande sensibilità per gli animali mi piace: i bambini giocano in spiaggia liberamente con questi cani, i gatti di ogni tipo si mischiano a loro in armonia e grande serenità e, ogni tanto, come oggi, un leone marino salta fuori dall’acqua e si ferma a guardare.
E’ giunta l’ora di andare al porto ed aprire il container. Coco ed Eligio tornano con moto e furgone. Da domani si parte per il nord del Cile.

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Valparaiso

Valparaiso – 22 luglio 2018
Aspettando la nostra moto, siamo partiti da Santiago in autobus alla volta di Valparaiso. Non potevamo non vedere questa città che è stata una piacevole scoperta. Avevo conosciuto il suo nome dai racconti di Isabel Allende ma davvero la realtà ha superato la fantasia. Ogni angolo, ogni casa, ogni muro è uno scorcio da fotografare. Il modo migliore di conoscerla è “perdersi” tra le case colorate, ricoperte da lamiere e spesso abbellite da murales presenti anche in ogni angolo, in ogni spazio della città e i cui soggetti sono spesso le minoranze etniche e indigene del Cile. Da due giorni bighelloniamo a piedi per i Cerro Concepcion e Alegre, mentre oggi ci siamo spinti fino al cerro Bellavista, che ospita La Sebastiana, una delle meravigliose case del poeta e premio Nobel Pablo Neruda. Certo abbiamo faticato non poco, perché, soprattutto il primo giorno, abbiamo affrontato le salite a piedi. Essendo costruita su ripidi colli, gli abitanti di Valparaiso hanno realizzato negli anni delle funicolari private per collegare la parte bassa a quella alta della città. Oggi sono dei veri e propri mezzi pubblici, aperti sino alle 23,00 e dal costo di 100 pesos a viaggio.
Così, oggi, abbiamo utilizzato l’ascensore per arrivare nel bel Paseo Jugoslavo e ammirare il palazzo Baburizza per poi spostarci liberamente verso Pasaje Fisher e ammirare la scalinata e i graffiti che ricordano la storia del Cile fino ad arrivare al paseo Dimalow e iniziare a sentire, dopo queste grandi camminate, i morsi della fame.
A proposito di cibo, in due giorni abbiamo assaggiato di tutto. Oggi, ad esempio, siamo entrati in un delizioso ristorantino “Casa Alegre” dove abbiamo trovato Maria Chiara Mottarella, una simpatica ragazza italiana che ci ha fatto assaggiare dei piatti tipici cileni, il chupe mariscos e il cevice de corvina, e dove il proprietario prepara ottimi pisco sour, una ineguagliabile delizia per iniziare il pasto nel migliore dei modi possibili. Con le sue case in legno e mattoni, rivestite da lamiera, Valparaiso alla fine lascia il segno e una serie di aggettivi: vibrante, colorata, un po’ beat, giovane, ardita ma affascinante e sicuramente fuori dagli schemi.

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Santiago del Cile

Quindici ore di viaggio e un rocambolesco trasbordo dall’aeroporto all’hotel non ci fermano: usciamo a piedi e iniziamo ad assaporare la città di Santiago che non è particolarmente bella o particolarmente affascinante ma che comunque ci conquista. Strade larghe e scorrevoli intersecano ampie zone pedonali dove la gente cammina di gran fretta, si ferma a guardare le vetrine dei negozi, beve un succo d’arancia, di pompelmo o di melograno preparato per strada spremendo direttamente i frutti con una rudimentale macchinetta. Chiaramente io l’ho bevuto ed è veramente fantastico. Mi meraviglio di quanta gente ci sia per strada, eppure è giovedì e non c’è nessuna festività, mi meraviglio di quanta gente ci sia nelle varie chiese a sentire la messa, eppure non è che un giorno feriale qualsiasi. Da quello che vedo per strada mi accorgo che, a parte la zona dei mercati, dove le strade non sono pulitissime, il resto della città è pulito. Purtroppo ci sono bivacchi in tanti posti, ci sono tanti che vendono barrette di cioccolata per terra, ci sono molti lustrascarpe e anche il nostro hotel ospita davanti a una delle sue finestre, un barbone che rimane lì per tutta la notte, lo troviamo ancora a dormire la mattina alle 9,00 per poi vederlo sparire fino a sera. Probabilmente la ricchezza non è ugualmente distribuita almeno a vedere la percentuale di macchine e moto di rango e le tante persone che non indossano neanche una giacca per ripararsi dal freddo. Durante il nostro peregrinare abbiamo potuto ammirare la facciata della Biblioteca Nacional le cui colonne sono interamente tappezzate da 2700 salvagenti in ricordo dei migranti del Mediterraneo. Questo inusuale elemento architettonico serve a ricordare le civiltà greche e romane e la condizione attuale della gente costretta a fuggire da paesi che un tempo erano culla di civiltà in quella che rappresenta la più profonda crisi umana attuale. Una frase, infatti ricorda che la libertà non è una “condizione assoluta” ma il risultato della resistenza. Al mercato del pesce vengo spiazzata dalla vista di crostacei e mitili enormi, da pesci dalle misure gigantesche, da vongole dieci volte più grandi delle nostre. E’ il tripudio dell’enorme e ci sediamo ad uno dei tavoli del mercato centrale per assaggiare qualcuna di queste meraviglie. Mi giro e vedo su una vetrina del ristorante il nostro simbolo Cocoontheroad e un cameriere che mi sorride ammiccante: mentre ero indaffarata a selezionare tutti i crostacei più appetitosi, Coco aveva già colpito.

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arrivo a Santiago del Cile

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La moto in partenza per il Nuovo Mondo

On the road again
La lunga attesa è finita e finalmente il progetto del giro del mondo ritorna vivo ed operante.
Dopo il ritorno dall’Australia, ho pensato di continuare il viaggio in Africa. Il progetto però si è arenato in primo luogo per un intervento chirurgico in qualche modo programmato e anche per ricostituire i fondi necessari per poter affrontare una nuova impresa.
La vita non è mai uguale a se stessa, il tempo che passa riserva sorprese e ti accorgi spesso di cambiare opinione anche su cose di cui si pensava di essere sicurissimi.
Le difficoltà incontrate nel viaggio precedente ti portano a cambiare anche la modalità del viaggio magari immaginando di compiere un lungo viaggio nelle Americhe, magari a tappe distinte, lasciando la moto di volta in volta, in attesa di riprenderla il viaggio successivo, alla maniera di “Pinuccio e Doni ”.
Così piano piano nasce il progetto “Nuovo Mondo” distinto in più tappe, la prima questa estate con partenza da Santiago del Cile andando verso Nord, alla scoperta del Perù, della Bolivia ed ancora della parte nord dell’Argentina, per finire in Uruguay, la seconda tra dicembre e gennaio per raggiungere Ushuaia ed ancora altri viaggi successivi fino a raggiungere New York e oltre ancora.
La scelta della moto per questo nuovo progetto è caduta su una Transalp del 2003. Pensando che non è il “ferro” o la tecnologia ad esso applicata che ti porta lontano, ma il cuore.
E così domani questa moto comincerà il suo lungo viaggio in nave verso Santiago del Cile, io la seguirò circa quaranta giorni dopo una volta che è giunta a destinazione.
Nei mesi precedenti mi sono divertito a rimetterla in ordine e modificarla al fine di renderla idonea ad un lungo ed impegnativo viaggio ed io sono fiducioso che sarà all’altezza del compito.
Ho scelto due valigie rigide in alluminio, che ho dovuto opportunamente modificare per un difetto congenito di fabbrica. Per averle secondo i miei gusti, ho modificato i relativi telai in modo da ospitare nello spazio interno alla valigia di sinistra una tanica supplementare per il carburante, ho ancorato meglio il bauletto posteriore e infine l’ho munita di traversino di sterzo e alzato l’altezza del cupolino. Un ringraziamento speciale va agli amici Raffaele Sicali e Giorgio Sicali (Euromaster -Sicali Orazio – Gravina di Catania) per avermi offerto una coppia di Dunlop trailmax.
Infine un ringraziamento speciale all’amico Angelo Privitera per la cura e la dedizione nel mettere appunto il vecchio motore del Transalp.
E finalmente si ritorna in viaggio, siamo di nuovo sulla strada….
ON THE ROAD AGAIN
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Trailer del viaggio su ALTHEO NET TV

Coco on the Road

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Direttamente da Buenos Aires un articolo dal sito “Italians in The World”

Coco on the road: il giro del mondo in moto!

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Nell’attesa del prossimo lungo viaggio ci siamo fatti incantare da una straordinaria Sardegna

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Waiting for the next trip… Feste di Sicilia

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LA NOSTRA AUSTRALIA – parte nona

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Corea del Sud – coco on the road – ottava parte

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MONGOLIA: La settima parte del mio giro del mondo

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RUSSIA – sesto video del viaggio

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kazakistan – quinta parte….

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Quarto video: UZBEKISTAN

#cocoontheroad #girodelmondo #moto #viaggi #Uzbekistan #viadellaseta #BMW #Adventure #Metch #motoairbag

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terzo video del viaggio : TURKMENISTAN

Look at me, I am old, but I’m happy

(Father and son – Cat Stevens)

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SECONDO VIDEO DEL VIAGGIO: IRAN

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Il primo video del viaggio – Grecia e Turchia

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intervista per la pagina “il mondo dietro la visiera”

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Grazie, Laurent Cochet!

Ringrazio il mio amico Laurent Cochet per avermi inserito nel suo filmato sulla Siberia, esattamente dal minuto 10.50 del filmato.

TRAVERSÉE DE LA SIBÉRIE A MOTO ► 12.000 km ► 2/3

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itinerario della prima parte del viaggio

Ecco il percorso del primo tratto del viaggio dall’Italia fino all’Australia attraverso tutta l’Asia. 10 frontiere superate, due trasvolate oceaniche e 31.000 km percorsi.

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The great love

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Day 140 – Roma – Aeroporto di Fiumicino

Eccoci amici in aerorporto per ricongiungerci con la nostra moto…Rimontata la ruota si parte per ritornare a casa. Inutile dire che ringrazio questa moto le cui prestazioni mi fanno pensare che arrivati a casa….dovremo proprio ripartire!

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Day 132 – Sydney on the road a piedi

Dopo la consegna della nostra bella moto non restiamo certo fermi. Il treno è un modo divertente per visitare alcune zone della città che non abbiamo visto. Certo è un po’ triste senza la moto ed è anche più faticoso perché qui si sfiorano i 37 gradi ed è veramente curioso con questo caldo vedere la città vestita a festa con enormi alberi di Natale e splendide decorazioni. La fatica non ci ferma e noi troviamo il modo di scovare piccoli angoli caratteristici e dei pub dove si mangia benissimo Io veramente ho risentito poco del cambiamento. Coco, che ha sostituito la moto per il trasporto bagagli, ha delle scarse performance sulla percorrenza su strada e chiede continuamente acqua, riposo e cibo. Non c’è paragone con le prestazioni della moto…

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È arrivato il momento di tornare a casa..

Day 131 – Sydney

È arrivato il momento di tornare a casa…così abbiamo consegnato la moto presso la concessionaria BMW di Sydney che procederà a smontarla parzialmente e a imballarla per spedirla. Il volo aereo è previsto nei prossimi giorni appena disponibile un cargo.
Il momento è stato catartico e commovente. Lasciare ancora una volta la moto ci ha intristiti anche se sappiamo che sarà per poco.
Ringraziamo mister Antony, responsabile dell’officina BMW, per la cordialità e l’affetto.

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Day 130 – Sydney

18 novembre alle ore 10:10 ·

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Day 128 – Australia

 

Abbiamo percorso in lungo e largo la terra australiana da Cairns a Sydney. Questa è sicuramente una terra meravigliosa, dagli spazi infiniti, dalla bellezza sublime che non può essere spiegata a parole. Abbiamo percorso seimila km da Nord a Sud e ancora tanto ci resterebbe da vedere ma è quasi giunto il tempo di ritornare. In questo viaggio abbiamo anche potuto conoscere un’Australia a molti sconosciuta, una terra antica dal cuore pulsante, un’umanità, quella aborigena, che ci ha insegnato anche una bellissima preghiera: “che Dio ci conceda la serenità di accettare le cose che non possiamo cambiare, il coraggio di cambiare quello che possiamo cambiare e la saggezza di distinguere tra le une e le altre”. A volte nella vita ci sono cose che accadono senza che si possa far nulla, ci sono cose invece che avvengono perché noi siamo capaci di prendere in mano il nostro destino. Così quando si sente che è necessario cambiare non bisogna perdere tempo perché la vita è una sola e vale la pena viverla.

#cocoontheroad #girodelmondoinmoto #australia #rivarenogelatoaustralia#magnificacolazione #aborigeni #generazioneperduta

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Day 127 – Gold Coast

n susseguirsi di Parchi Nazionali e zone protette, tra piatti di ostriche e angoli di paradiso, anche New Italy ,un luogo che ricorda i primi italiani che giunsero su questa costa.

cocoontheroad# goldencoast# newitaly# ostricheagogo# mtech# bmw#

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Tropico del Capricorno – 40° e oltre

40 gradi e oltre e non c’è verso di rinfrescarsi…. acqua come se piovesse

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On the road… Coco on the road

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Queensland  11 novembre 2016
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Brave Italians

· 9 novembre ·

Coraggiosi italiani che arrivarono in Australia e, fra sacrifici e sfruttamento, riuscirono a costruire il futuro a figli e nipoti. Emigranti a cui fu data comunque una possibilità.

Brave Italians who arrived in Australia and, between sacrifice and exploitation, they were able to build the future of their children and grandchildren. Emigrants who was given a chance anyway.

#Cocoontheroad #girodelmondoinmoto #australia #cannadazucchero#durolavoro #travel #dreamword

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Australia: Parco nazionale Monte Etna

Tropico del Capricorno- Parco Nazionale Monte Etna 

Fare 30.000 km ed è come non essere mai partiti….

#cocoontheroad #monteEtna #bmw #gsadventure #mtech#girodelmondoinmoto 777

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Cairns – Barriera Corallina

· 5 novembre ·

Day 116 – Cairns – Barriera Corallina

Lasciata la moto a Insfaill, a casa di Michele e Claudia, cugini di Russo, siamo partiti con Claudia alla volta di Cairns alla scoperta della spettacolare Barriera corallina. Siamo stati ospiti della motonave Sunlover Reef Cruiser dove lo staff ci ha illustrato le “tecniche” di snorkelling, mentre il biologo marino Ed, ha dato una spiegazione sulla barriera corallina e sui pesci tropicali che avremmo potuto incontrare. Il viaggio in sè è durato 90 minuti. Arrivati alla loro piattaforma sulla Moore Reef ci sono stati subito consegnati i materiali per lo snorkelling e Ed ci ha portato oltre il confine delimitato dalle boe, spiegandoci qualcosa su tutti i pesci incontrati, sui coralli e sulle forme di vita della barriera. Abbiamo anche visto da vicino più di una tartaruga marina e abbiamo incontrato il bellissimo e fotogenico pesce Napoleone. Dopo abbiamo potuto praticare snorkelling in libertà. Un grazie a tutto lo staff della Sunlover che ci ha accompagnati e coccolati e un grazie alla nostra Claudia che ci ha fatto da cicerone in un mondo sconosciuto e fantastico.

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Day 114 – Magnetic Island

 

Day 114 – Magnetic Island
Nuove amicizie…alcune forse pericolose

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#cocoontheroad #australia #magneticIsland #animalipericolosi #cocopussy

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DAY 112

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Day 109 – Australia è un paese perfetto, ma forse no

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Siamo arrivati in questo grande paese con la certezza di essere finalmente nel posto giusto, dove tutto è corretto, dove ogni cosa è al suo posto, dove la qualità della vita è fra le migliori al mondo.
E certamente è così. Strade perfette, senza una buca, paesi e città a dimensione umana, con viali pieni di verde, con le case per lo più basse e contornate da prati, con una pulizia al di sopra di ogni immaginazione.
Abbiamo avuto però come l’impressione che si tratti di una società in cui vigono troppi doveri, dove il primo nemico è il tuo vicino di casa, dove se sbagli corsia, magari perché non sei australiano e si vede dalla targa, non esitano a suonare e anche a dirti qualcosa dal finestrino della loro auto.
La prima cosa che abbiamo costatato in Australia è   Continua a leggere

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QUEENSLAND: On the road again

on the road again with my babies!!

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E ora siamo al completo!

Brisbane   25 ottobre ·

E ora siamo al completo!

Dopo una lunga attesa sono ritornato in possesso della moto.

#dreamteam#eccola#lamoto#australia#fabulous#cocoontheroad#mtech#motoairbag#followcocoontheroad

moto

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DAY 100 – Brisbane

Brisbane  23 ottobre ·

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L’Australia è stata sempre una destinazione per la quale non partivi mai perché ci voleva troppo tempo o perché…c’era sempre tempo. Bene, sbagliato!
Dovevamo andare prima, quando chi non c’è più avrebbe gioito del nostro arrivo. Non mi rendo ancora conto di esserci, perché Australia mi sa tanto di casa, perché sento sapori e odori da sempre conosciuti… con Maria che mi prepara gli arancini, con Michelle che mette a tavola la salsiccia, con Ignazio e Angelo con cui ridere e ricordare di vecchi incontri e con i buonissimi dolci di Anna. Un viaggio all’insegna della famiglia, non da ritrovare, perché loro ci sono sempre stati, ma da assaporare guardando con i loro occhi quella che è la loro terra, la terra scelta per bisogno e che è diventata il loro mondo.
Una famiglia mai perduta, una famiglia sempre stata vicina ma oggi goduta in un paese che odora della mia casa.
E in questo devo ringraziare Coco che ha accelerato i tempi perché io decidessi che trenta ore di viaggio valgono il lungo abbraccio di cuori che gioiscono per avermi vista finalmente arrivare…
E poi, diciamocelo… quale miglior modo per festeggiare i 100 giorni dalla nostra partenza???

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è arrivata!!!!!

Ragazzi… è arrivata!!!!!
#cocoontheroad #russoèqui #ilviaggiocontinua #newarrivals #australia#followcocontheroad

russo

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Australia: A pesca nella Gold Cost

Si cambia sport ma non si perde la voglia di scoprire nuove cose!
#cocoontheroad #buonsabato #aspettandolamoto #aspettandoRusso#waitingfor #followcocoontheroad

 

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Diretta sulla pagina del il 6% che va tutto l’anno in moto

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un pò di relax in attesa che arrivi la moto e Russo

Un po’ di relax per Cocoontheroad…
In attesa che arrivi la moto con il cargo dalla Korea e il ritorno di Russo  apprezzo le magnifiche spiagge della Gold Cost141
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presentazione diretta sulla pagina Il 6% che va in moto tutto l’anno

6% Il 6% che va in moto tutto l’anno

 

https://www.facebook.com/6percenter/videos/307603836273378/

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Here we are!

#Cocoontheroad #girodelmondoinmoto #worldtrip #motorbike #bmwgs#motoairbag #mtech #weareriders #followcocoontheroad #australia

http://www.cocoontheroad.it/
https://www.instagram.com/cocoontheroad/ https://www.facebook.com/cocoontheroad


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DAY 75: Taipei

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‘It’s a rainy day in Taipei’

#cocoontheroad #girodelmondo #perunavoltasenzamoto #scalo#australiawearecoming #taipei #followcocoontheroad

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Korean Food…

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#cocoontheroad #girodelmondoinmoto #raccontidiviaggio

Ieri sono stato invitato ad una cena in un ristoranti tipico dal mio amico motociclista coreano김일두 conosciuto tramite FB. Devo dire che il ristorante era davvero tipico, e anche diverso da un qualsiasi ristorante.
Il locale si trova all’interno di una stretta stradina … anzi la stradina finisce proprio all’ingresso. All’interno sei o sette tavoli, tutti caratterizzati da un buco al centro e da una specie di aspirapolvere che dal tetto arriva quasi a ridosso del buco sul tavolo. Ci siamo seduti e mentre conversavamo di moto si avvicina una vecchia signora con un braciere acceso che posiziona nel buco del tavolo e poco dopo arriva con due bistecche di maiale e una infinità di intingoli.
Comincia a tagliare a pezzetti la carne e a rigirare ogni singolo pezzo molte volte, in modo che si cuoccia in maniera uniforme e senza bruciarsi. Quando ha ritenuto che i bocconi fossero cotti al punto giusto, ha preso una foglia di una verdura che non ho capito cosa fosse (forse una specie di lattuga) l’ha adagiata sul palmo della mano a mo’ di ciotola, ha aggiunto una serie di intingoli e soprattutto un pezzo di quella carne. Ha richiuso il fagottino e senza scomporsi me lo ha messo direttamente in bocca. In questi casi, quando si è imboccati, è difficile rifiutare.
La sorpresa è stata magnifica…. Era davvero squisito!!!!!!!

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Day 73 – Korea – imbarco della moto verso l’Australia

con William Gloege e윤웅현  
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Oggi sono andato ad imballare la moto per il viaggio in Australia.
I giorni precedenti sono stati davvero difficili perché il prezzo della spedizione aerea della moto è lievitato in maniera spropositata.
In giugno, prima di partire, Simona, la responsabile di una agenzia di spedizioni italiana, mi aveva dato un preventivo di meno di 3.000,00. Una volta sbarcato in Corea ricontatto la gentilissima Simona, ma questa con dispiacere mi comunica che nel frattempo, a seguito di un incidente all’aeroporto di Seoul, i prezzi hanno subito una impennata inaspettata, nel caso mio pari a 7.600,00 euro. Un prezzo davvero al di fuori delle mie possibilità.
L’alternativa è stata quella di spedire la moto in nave, così comincio a mandare una serie di mail sperando di avere risposte tempestive e soprattutto ad un prezzo accettabile.
La più tempestiva è stata del sig. Ung Hyun Youn della “East-West Spipping Korea” il quale mi ha offerto un imbarco immediato: la nave salperà da Busan il 1° ottobre per cui occorre far presto, ed ancora la nave arriverà a Brisbane in due settimane circa. Senza nemmeno pensarci accetto subito l’offerta, anche perché il prezzo è sicuramente più ragionevole.
Il sig. Ung mi viene a prendere in Hotel e mi accompagna ad una cinquantina di chilometri da Seoul presso una società di imballaggi. La moto viene sistemata su delle pedane, avvolta con uno spessi fogli di plastica e ancorata alla struttura in legno e successivamente inscatolata.
Non posso nascondere di essermi commosso nel vedere la moto chiusa dentro quella scatola di legno e all’idea di dovermene separare.
La commozione è durata poco perché successivamente il sig. Ung mi ha invitato a pranzare in un ristorante tipico , assieme ad un altro motociclista californiano William Gloege, anche lui impegnato a preparare la sua moto per la spedizione in nave, ma per una diversa destinazione.
Così ho annegato la mia tristezza in un ottimo piatto a base di polipo alla coreana.
E il viaggio continua….

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DAY 71: KOREA

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Sono in Corea da pochi giorni e ho visto un po’ di cose.
Sbarcato a Donghae mi sono diretto verso Gyeongju e successivamente a Busan.
Oggi mi trovo a Seul in attesa di spedire la moto in Australia, per continuare lì il viaggio.
La Corea è un piccolo paese e allo stesso tempo un grande paese. Credo che il tenore di vita sia abbastanza alto, anche a giudicare dal costo di alberghi e ristoranti, e soprattutto per la grande quantità di auto di grossa cilindrata costosissime.
Viaggiare in Corea per un motociclista, e ancor di più per un motociclista italiano, è un tantino difficoltoso. Per cominciare le moto, di qualsiasi cilindrata, non hanno acceso alle autostrade, per cui bisogna andare in strade piene di traffico, il che rende davvero impossibile compiere percorsi mediamente lunghi.
In particolare per andare da Busan a Seul, la cui distanza è di circa 400 Km, ho impiegato qualcosa come 12 ore di viaggio.
Partito alle 7.00 da Busan ho imboccato una di queste strade, diciamo veloci, sulle quali però la velocità massima consentita è di 80 km/h, che diventa un sogno, visto che ogni kilometro circa c’è un semaforo che ti costringe a Continua a leggere

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Da Oriente ad Oriente …

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La cartina geografica indicava senza ombra di dubbio che ero in Estremo Oriente, ma a Vladivostok l’Oriente non si sentiva.
Eppure c’ero.
Ma nel giro di poche ore tutto è cambiato. Quando sono salito sul traghetto che da Vladivostok mi ha portato a Danghae (Corea del sud), mi hanno assegnato una cabina in classe economica, condivisa e senza bagno ma soprattutto con i “tatami” ovvero delle semplici stuoie al posto del letto.
Troppo Oriente in un colpo solo.
Così ho deciso di andare a protestare per farmi cambiare la sistemazione con una cuccetta o qualcosa che assomigliasse ad un letto. Mi hanno detto di attendere e dopo che si sono sistemati tutti i passeggeri mi hanno dato la possibilità di effettuare il cambio. Mi hanno mostrato una cabina piccolissima, senza aria con 7 loculi, uno era il mio, da dividere con altri sei amanti del letto….
Ho scelto il “tatami”.
La sera la cena è davvero Continua a leggere

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DAY 68: Korea

Tatami, incontri e primi scorci koreani…
#cocontheroad #girodelmondoinmoto #tatami #koreantrip #mtech#motoairbag #followcocoontheroad

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sulla nave verso la Corea del Sud

Verso la Korea #cocoontheroad #mtech #motoairbag #versolakorea#followcocoontheroad

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Tifoni problematici – NEWS

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DAY 63: Ci facciamo belli per la prossima tappa…

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#waitingfor #thebestisyettocome #cocoontheroad #girodelmondoinmoto #mtech #motoairbag #followcocoontheroad

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Vladivostok:

Oggi ho incontrato Silvano Deola, un bellunese che vive e lavora in Russia da vent’anni.
Certi incontri non nascono per caso, certi incontri restano nella mente per sempre. Io senza conoscerlo ho incontrato un buon amico.
Spasiba Silvano
Ci rivediamo in Sicilia!

 

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Ogni mattina Vladivostok si sveglia…

Ogni mattina Vladivostok si sveglia avvolta nella nebbia, che le conferisce un aspetto un po’ tetro e decadente.
Poi piano piano la nebbia si dirada e un timido sole comincia a rischiarare tutto, rendendo giustizia ad una bellissima città.
Le vie del centro sono un continuo saliscendi e si notano delle belle abitazioni e dei palazzi importanti, come la casa di Yul Brynner o altre costruzioni che caratterizzano il periodo colonialista russo. Non mancano giardini e statue intitolate a personaggi famosi, come ad esempio quella a Vladimir Vysotsky.
La città si protende sul mare e antistante ad essa c’è l’isola “Russky”. Somiglia un po’ a Istanbul anche per i suoi ponti come il “Golden Bridge” e soprattutto il più famoso “Bridge to Russky Island”, il secondo ponte al mondo per altezza dei piloni che collega la città all’isola.

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In verità penso che questa città assomigli più a Montecarlo, sia per come le colline degradano verso il mare ma soprattutto perché qui il costo della vita è di gran lunga superiore al resto delle città fin qui visitate. Anche gli hotel sono costosi e si è allargato il divario fra quelli costosi e quelli economici, ma molto poco decorosi, al punto che dopo due tentativi, il primo scartato senza ripensamenti, e il secondo, alle 21.30 e dopo ben 800 Km, accettato mio mal grado per sopraggiunta stanchezza, ho dovuto il giorno successivo cercare una sistemazione molto più costosa, ma quanto meno decorosa.

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In generale la città, nonostante sia il capolinea della famosissima linea ferroviaria “transiberiana”, e quindi crocevia di tutte le popolazioni di quest’aria geografica, dove le infiltrazioni e le contaminazioni coreane, giapponesi o cinesi si fanno sentire, secondo me ha molto poco di orientale, almeno nei tratti somatici di chi si incontra per strada, a parte le frotte di turisti cinesi e giapponesi che quotidianamente la invadono.
Una nota a parte merita l’isola Russky, interamente ricoperta da boschi e prati inglesi, che ospita numerosissimi campus e università, quindi con una altissima concentrazione di giovani, che da tutta la Russia si concentrano qui per studiare.
Dovrò restare in questa città fermo per una settimana in attesa del traghetto per il Giappone del prossimo 21 settembre. Il traghetto collega una volta a settimana la Russia con la Corea prima e con il Giappone dopo. Parte da Vladivostok tutti i mercoledì e fa sempre lo stesso tragitto.
Resterò in Giappone per due settimane.
L’ 8 ottobre prenderò lo stesso traghetto ma questa volta con destinazione Corea.
E il viaggio continua….

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DAY 58: VLADIVOSTOK – Capolinea della Transiberiana

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DAY 56: Khabarovsk – RUSSIA

Un tuffo nel passato

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Khabarovsk sorge sul fiume Amur che divide sostanzialmente la Russia dalla Cina e il cui confine è a qualche decina di chilometri di distanza. Anche se questa volta la Cina non ci ha voluti, per via del costosissimo ingresso e delle limitazioni per la guida della moto e per il possesso della patente, da qui se ne sente il profumo e sembra davvero a portata di mano…..magari per un nuovo viaggio

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La città èl’ultima fermata importante della ferrovia Transiberiana prima di Vladivostok., che dista circa 750 Km, non ha niente di asiatico, anzi in giro si vedono moltissime persone con tratti europei (russi) e pochissimi con tratti orientali.
La particolarità è che si sviluppa su colline per cui le strade sono spettacolari sali-scendi che la fanno assomigliare in qualche modo alla città americana di San Francisco, ma conserva moltissime effigie del passato regime comunista, anzi sembrerebbe che qui ancora è ben vivo. Non manca, infatti, la solita piazza del signor Lenin o il monumento ai caduti dell’ultima guerra, ma molti palazzi e molte strade hanno ancora simboli come la falce e il martello ben in mostra…. E, ciliegina sulla torta, non è mancata una carrozzina, che tanto fa … “Corazzata potionkin”…

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Inoltre ho avuto l’impressione da parte di coloro che ho incontrato che vanno fieri del maestoso ponte sul fiume Amur (Amore), anche se in realtà si tratta comunque di un ponte.

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Ho trovato molta cordialità da parte delle persone incontrate e questo è molto piacevole dopo le solitarie percorrenze lungo tutta la strada del cosiddetto “far Est”.
E domani si va a Vladivostok

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DAY 54: Skovorodino – RUSSIA

 

Oggi ho percorso 900 km su una strada abbastanza scorrevole e praticamente senza traffico. Sono partito da Mogocha avvolto da una fitta nebbia e momenti di pioggia dirigendomi sempre verso Est. La strada costeggia la Cina per cui bisogna fare una bella curva…. Quando la direzione e’ cambiata verso Sud sud-est , ho avvertito un cambiamento repentino, l’aria sembrava profumasse di mare ed era diventata calda. La nebbia si è diradata ed è comparso un bel sole, con temperature via via crescenti fino ai 26 gradi. Non nascondo un po di sofferenza perché io ero intabarrato per temperature più fredde per cui la sudata è stata bella tosta. Due fatti di rilievo durante tutto il percorso, il primo inizialmente tragico ma fortunatamente senza danni: mi sono perso per strada la valigia con dentro le cose di mia moglie. Fortunatamente è successo dopo un tratto sconnesso e quindi andavo piano e la valigia si è semplicemente adagiata sul bordo della strada senza riportare danni. L’altro fatto più gradevole ho incontrato uno scooterista coreano che andava in direZione opposta alla mia. Il nome è impronunciabile così me lo sono fatto scrivere… Nohhyoseok Appunto !

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DAY 53: Russia – “Hic sunt leones”

Dopo la breve parentesi in Mongolia sono ritornato in Russia per seguire l’itinerario che mi porterà fino a Vladivostok. Questa mattina di buon’ora parto da Ulan-Ude alla volta di Chita, ovvero l’ultima grande città prima del cosiddetto “far Est”.
Da qui in avanti non so esattamente cosa troverò. “Hic sunt leones”.
Non si sa con precisione quanti e dove sono i distributori di carburante né tantomeno se ci sono posti dove poter dormire.

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La giornata di oggi è di quelle da ricordare: non ha piovuto, eccetto un violento quanto imprevedibile temporale della durata di pochi minuti, c’è strato un bel sole ed una temperatura davvero gradevole.
La strada è in qualche modo una buona strada, ma… 670 chilometri da percorrere, a prescindere dai limiti di velocità, a 120-130 all’ora, sono intervallati da tratti di 5-10 chilometri di una vera e propria fangaia, dovuta ai lavori in corso. In Russia hanno la particolarità di non procedere a ripristinare una delle due carreggiate, ma interamente tutta la strada, senza tenere conto di chi la deve percorrere.

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Risultato: per fare i 670 chilometri oggi ho impiegato 11 ore e 40 minuti di guida ininterrotta. E fortuna che non ha piovuto, altrimenti non ne saremmo usciti…!!
Una nota positiva della giornata aver incontrato lungo la strada una coppia di motociclisti russi a bordo di una Yamaha da gran turismo stile Gold Wing, con cui ho condiviso le gioie e i dolori di questo tragitto e che mi hanno aiutato sostenendomi ed incoraggiandomi.
Boroda e Tatiana, a differenza di me, sono giovani, sono russi, lui è un formidabile motociclista, parlano (eccetto qualche parola di inglese per capirci), una lingua non mia e che non comprendo, probabilmente sono di una religione diversa dalla mia… ma non hanno esitato ad alzare il pollice verso l’alto e dirmi “go!!!” tutte le volte che mi hanno visto stanco affaticato ed ebbene sì, anche afflitto.
Contrariamente a quello che da un po’ di tempo si evince sui social network, vale sempre e comunque, e aggiungerei ovunque, il principio dell’ACCOGLIENZA e della SOLIDARIETA’.
E il viaggio continua…

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DAY 52: ULAAN BATOR – Mongolia

La Mongolia mi è piaciuta subito. forse perché in Russia nei giorni precedenti non avevo visto il sole, anzi avevo visto solo pioggia e ancora pioggia, forse per il caldo tepore con cui mi ha accolto, forse per le distese di verdi campi o per il colore del cielo.
Lungo la strada che dal confine russo porta a Ulan Bator, circa 350 chilometri, di tanto in tanto si vedono alberi il cui tronco è rivestito di strisce colorate, sulla sommità di qualche collina cumuli di pietre sono sormontati da un palo ricoperto da preghiere, e queste cose mi hanno fatto pensare di essere arrivato in un posto magico. Anche se la religione principale è il buddismo tibetano, il panteismo ancestrale mongolo dedica una particolare attenzione al culto della natura, rivolgendo la devozione alla terra, al fuoco, ai fiumi e specialmente alle montagne.

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E’ molto sentito il culto degli Ovöö che sono proprio questi cumuli di pietre, che ho visto lungo la strada, che vengono arricchiti da ogni passante con un nuovo sasso o un piccolo oggetto e perfino sigarette e danaro o cocci di bottiglie. Il viandante dopo aver deposto il suo dono compie tre giri in senso orario attorno all’Ovöö, prima di proseguire il suo viaggio.
Mi sono piaciuti anche i mongoli, anche quelli che alla frontiera hanno messo le dita ovunque sulla mia moto e mi è piaciuto anche il loro modo di fare, benchè un tantino impiccione e opportunista.

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Sono per lo più bassi e camminano quasi barcollando, con i loro stivali di peltro e (qualcuno) con la loro tipica palandrana. Le donne sono davvero intraprendenti, infatti in men che non si dica sono riuscite a mettersi per prime nella fila in frontiera superandomi con indifferenza, ma appena ho fatto cenno dell’ingiustizia nei miei confronti, hanno rimesso le cose al posto giusto. Certamente tentano di fare le furbe però lo fanno sorridendo e l’espressione del viso diventa ancora più bonaria ed affabile. E poi sono tutte contro il potere costituito, più di una volta al passaggio di qualche funzionario di frontiera, non hanno esitato a fare sberleffi appena questo si è girato. Segno di una qualche insofferenza nei confronti delle frontiere…. E qui mi somigliano.

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Ulan Bator, anzi Ulaan Bataar è una grandissima città, che sorge all’improvviso dal nulla. La periferia, come in tutte le grandi città, si estende per un bel po’ di chilometri e tra le case possono ancora vedersi un’enorme quantità di yurte, mentre in centro spiccano numerosi grattacieli e palazzi dall’architettura avveniristica. Le strade sono perennemente occupate da auto e mezzi, e tutti sono pronti a strombazzare, ma compostamente. Mi sono accorto che difficilmente commettono scorrettezze o tentativi di fare qualche furbata. Anche i pedoni, a frotte soprattutto in centro, restano in enormi file ad aspettare il verde del semaforo. Una particolarità sta nel fatto che ho avuto l’impressione che molte auto viaggiassero senza autista, per via del fatto che importano direttamente auto (immagino usate) dal Giappone e la maggior parte di esse ha la guida a destra.
In centro si notano una quantità davvero notevole di giovani o giovanissimi, tutti studenti, ma questi sono ormai uniformati al target mondiale che li vede tutti uguali e se non fosse per gli zigomi sporgenti e gli occhi a mandorla, difficilmente si capirebbe di essere a Ulan Bator.

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Coco On the Road update

DAY: 51
KM: 16.750
CROSSED COUNTRIES: 9

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DAY 50: IRKUTSK – la Russia fin qui

Da un po’ sono in Russia, ovvero nella parte orientale che comunemente viene chiamata Siberia.
La prima importante città dove sono arrivato, è stata Novosibirsk che sorge lungo le rive del fiume Ob.
Si tratta di una delle più importanti città russe, dopo Mosca e Sanpietroburgo. Il centro è caratterizzato da imponenti palazzi di nuova costruzione e le strade sono perennemente invase da autovetture.
A parte la solita piazza dedicata a Lenin e il teatro dell’opera non ho visto nulla di apprezzabile.
A 800 km di distanza troviamo Krasnojask, che sorge sulle rive del fiume Enisej. Qui sono andato in concessionaria BMW per un controllo generale della moto e per sostituire i pneumatici con quelli nuovi, in vista del percorso che da qui in avanti sarà più difficoltoso.
A oltre 1000 km di distanza eccomi a Irkutsk, dove mi trovo attualmente, che sorge sul lago Baikal, ovvero la più grande riserva di acqua dolce del pianeta.
Per arrivare fin qui ho attraversato un’immensa distesa di boschi, la strada quasi sempre dritta segue il terreno con dei saliscendi piacevolissimi in moto, ed è veramente difficile mantenere il limite di velocità.
Ogni tanto si incontra un tratto in manutenzione che costringe a lasciare il nastro di asfalto per brevi sterrati senza grandissime difficoltà.
In verità l’unica difficoltà è dovuta alla temperatura abbastanza bassa e alla pioggia che mi ha accompagnato e vessato per più di 1000 km, costringendomi ad andature piuttosto lente, ma soprattutto ad arrivare in hotel fradicio.
Ogni tanto si attraversano dei binari. La particolarità che ho notato è che oltre alle barre bianche e rosse, che caratterizzano tutti i passaggi a livello, qui vengono poste sul terreno delle barriere mobili che escono dal terreno come i flap di un aereo per dissuadere ogni possibile tentativo di attraversamento.
Come dire… fidarsi è bene…

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A proposito di fiducia ho notato che in questa zona della Russia la gente è malfidata. Probabilmente per le innumerevoli fregature che hanno da sempre subito, forse per il clima rigido o forse perché “u lupu di mala cuscienza…”
Se chiedi a qualcuno per strada un’informazione il più delle volte mi viene risposto “niet…niet” e proseguono per la loro strada. Per trovare un interlocutore impiego una buona mezzora e più di tre tentativi.
Incredibile il fatto che vogliono sempre essere pagati prima, sia in Hotel, nonostante la prenotazione, la carta di credito a garanzia, sia al ristorante dove se chiedi una “soup” e magari dopo indichi con il dito il piatto uguale a quello di un altro avventore, e ti siedi, sperando di essere servito, ti accorgi che non accade nulla. Ben presto ho capito che prima devi pagare. E solo allora vieni servito. Se chiedi un’aggiunta di pane la risposta è “niet”. Allora bisogna alzarsi, contare fino a 10 per non mandarli a quel paese, andare alla cassa, pagare l’aggiunta e …voilà, il pane arriva subito.
Lo stesso accade ai distributori di carburante. Si arriva alla pompa di benzina per fare il pieno e si fa segno che si intende pagare con la carta di credito. Ma il pieno, così come lo intendiamo noi, in Russia non si può fare. Dato che pretendono prima il pagamento, bisogna stabilire subito la quantità di benzina che serve. E bisogna sempre regolarsi, perché se hai detto che ne vuoi venti litri e ne entrano diciannove, non c’è resto. Se invece ne hai chiesta troppa, te la erogano ugualmente indipendentemente dalla risibile quisquiglia di farla entrare o meno nel serbatoio.
A volte sorrido fra me e me pensando che se ci fosse stata Russo, avrebbe intavolato chissà che discussione nel tentativo di far cambiare le modalità di approccio e in quel caso ci sarebbe stato veramente da ridere.

#staytuned #cocoontheroad #girodelmondoinmoto #raccontidiviaggio #russia #transiberiana

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DAY 49: IRKUTSK

“Piove, piove, piove…accipicchia se piove!”

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Good Morning and a great Sunday from #cocoontheroad

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Tratto dalla pagina FB di Laurent Cochet del 3 settembre 2016

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Laurent Cochet

 

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Moscou/Vladivostock en Ducati Multistrada 1200 Enduro

Etape Kemerevo – Irkoutsk (1.070 km)
A l’issue de la seconde guerre mondiale, forcés d’abandonner certains territoires, les japonais auraient volontairement innoculé un virus aux nombreuses tiques qui peuplent la Russie. Banzaï ! Pourquoi je vous raconte ça ? Non, j’ai pas particulièrement envie d’une balade en forêt, mais moi aussi ce matin, j’ai fait banzaï. J’ai serré d’un coup sec mon bandeau sur le crâne, attaché mon casque, mis mes boules Quiès (signe que « Sawashié ») pour m’enquiller 1.070 km de Transsibérienne sous une météo crasse, mouillasse, salasse. Fallait pas que ça dure. Aujourd’hui, promis, pas une photo, pas un plan vidéo. Cligno, zig, zag au milieu des embouteillages, d’un geste sec et précis, je suis sorti vite de Krasnoîarsk. Je leur ai même pas laisse le temps de me calculer aux Russes. Fallait pas que ça dure. Sur la route, j’ai pas traîné non plus. Précis et efficace sur la poignée de gaz, tant pis pour la conso, je ferais un ravitaillement en vol. J’ai effacé tous les obstacles, les poussives Lada tout comme les massives Land Cruiser V8. Fallait pas que ça dure aujourd’hui. Dejà 180 bornes avalées, je vais faire péter un score. Jusqu’à ce que là, au loin, une forme bizarre… qui me ressemble. Mon double ! Je vais tellement vite que je me suis dédoublé, j’en suis sûr. Bah non. Y’avait bien deux sacoches, une paire de pneus de rechange, des autocollants partout, mais le style était moins vif. Un italien en goguette sur une allemande. Je double gentiment le type, qui sursaute, met un coup de casque et me ramarre aussitôt, agité de soubresauts et signes aussi multiples qu’incompréhensibles. Je m’arrête. Le gars en aurait pleuré de joie.. Mais quel con, c’est vrai, j’ai une plaque italienne sur ma Multi 1200 Enduro. Du coup, il croit que je suis collègue de nationalité. Alors, c’est vrai que je l’ai un peu douché froid en lui apprenant que j’étais français. Mais trop heureux de pouvoir enfin échanger avec quelqu’un dans son périple tout aussi solitaire que le mien, il m’a lancé un « next stop, faciamo amicci ! ». Bon, j’allais pas lui refuser une amitié sous prétexte que le compteur tournait. On s’est arrêté boire un coup et j’ai découvert un drôle de « coco ». Ou plus exactement « Coco on the Road – Giro del mondo in moto ». La cinquantaine, ras le bol de tout, l’envie de tout plaquer, sauf le monde qu’il lui fallait découvrir. Turquie, Iran, Ouzbékistan, Kazakstan, Russie, Mongolie, Japon, Nouvelle-Zélande, en solo …On s’est promis de se taguer sur internet (stupide vie moderne) et on est reparti. Lui mollo, moi gaz … jusqu’à mon crash du jour. Collision frontale entre deux caisses et un camion, les russes sont des fous au volant. J’suis passé sur le côté sans trop regarder, je suis reparti mollo, façon Coco. J’ai décidé de ne pas manger et de rouler régul’. Ou!, Irkoustk et sa banlieue interminable, mal éclairée, pleine de trous et de pluie qui mouille. Arrivée, 21h 30, soit 14 heures de meule. Ça c’est fait. Demain, je file sur l’ïle D’Okhlon m’offrir un peu de repos… Ha au fait, ça y est je suis devenu invisible. Au début non. A Moscou, je me suis même fait arrêter par un flic à la première ligne blanche que j’ai franchi. Mais depuis Moscou, soit 8.000 km, plus rien. Je vois des flics partout, des contrôles, des radars, mais moi rien. Ils ne me disent rien, ne me voient pas, ne me calculent pas. J’en ai déduit que j’étais devenu invisible. Ou alors c’est le KGB qui m’espionne. Ils me voient arriver au loin avec leurs jumelles et hop, quand je passe devant, ils font semblant d’être occupés pour me suivre dès que je suis passé. Relis les trois lignes précédentes avec une petite musique stressante et tu verras, ça fait flipper. Ou alors, je suis invisible, je sais pas, enfin je sais plus !
#globetrotter90

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Friend from Russia!

A day with my dear friend who is travelling around Russia!

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Greetings from Russia

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DAY 46: RUSSIA

“Di elogi, incomprensioni e colazioni russe”

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DAY 43: KAZAKHSTAN – Semey

 

Mi avevano detto che le strade del Kazakistan erano brutte per via dei profondi solchi sull’asfalto lasciati dai mezzi pesanti, ma non immaginavo tanto. Pensavo che quelle uzbeke avessero il primato, ma mi sbagliavo.

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Oggi sono partito presto da Almaty in modo da compiere oltre metà del tragitto che mi separava dal confine russo. Il Kazakistan, eccetto Almaty che è una città in stile europeo, non è altro che una interminabile distesa di praterie attraversate da una strada che, inizialmente, per un centinaio di chilometri, si presenta a due corsie e con buon asfalto e, successivamente, per i restanti 750 chilometri è in uno stato via via sempre più disastroso.
Oltre ai solchi longitudinali, quelli dei camion per intendersi, l’asfalto presenta dei corrugamenti orizzontali inspiegabili, una specie di “toule ondulèe”, ed inoltre è costellato di buche a macchia di leopardo con alcuni crateri profondi 15-20 cm e presumibile assenza di manutenzione da oltre un ventennio.
Sono state tanti e tali le scosse e le vibrazioni che, a metà strada circa, la lampadina del faro è morta.

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Cambiarla significava destinare la nuova a sicura morte in meno di un paio di chilometri, ma non potevo permettere che il tramonto mi trovasse ancora lontano dall’arrivo e, in quelle condizioni di strada, superare la velocità di 20-30 km/h era difficile o impossibile.
Al danno si è pure aggiunta la beffa perché in un rettilineo in discesa, dopo 150 km di inferno, mi accorgo che la strada sembrava migliorare. Ne approfitto per incrementare la velocità e quando controllo nel tachimetro di aver raggiunto i 75 km/h vengo fotografato da una pattuglia di “poliziotti” opportunamente nascosta dietro una pompa di benzina in disuso, con il solo e semplice obiettivo di taglieggiare chiunque passasse di là. Me compreso. Ho dovuto lasciare sul campo qualcosa come 15 euro di estorsione.
Ho percorso l’intero tragitto in 11 ore e 25 minuti ininterrotti di guida, compreso gli ultimo 9 km di sterrato puro (deviazione al percorso principale per ammodernamento).


Solo un momento allegro: l’incontro con due motociclisti inglesi che mi hanno lampeggiato e fatto segno di volersi accostare. Ho scoperto che sono partiti dall’Inghilterra per percorrere Europa, Russia, e poi Kazakistan, Kirghisistan e Cina, con l’intento di fermarsi in Cambogia. E’ stato un momento molto bello, l’unico in una giornata d’inferno.
Penso che la civiltà di un popolo sia direttamente proporzionale allo stato delle strade. Così ho fatto due semplici considerazioni. La prima: il kazakistan non è un paese civile. La seconda, forse meno ovvia: in Italia da tempo abbiamo smesso di aggiustare le nostre strade……. meditate genti… meditate.

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KAZAKHSTAN – primi giorni da solo…

“Longa è a strada, s’abbenedica a tutti”

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Oggi Russo è partita, è tornata a casa ed io sono rimasto da solo. Da oggi il viaggio non sarà più lo stesso di prima. Mancherà la gioia, mancherà di un sorriso, e sopratutto mi mancherà da morire.
È stata lei l’anima del viaggio e quello che ne è scaturito fin qui ha la sua impronta. La sua capacità di coinvolgere tutti coloro che le stanno vicini, la sua curiosità, l’interesse verso ciò che la circonda e il suo piacere della scoperta ha reso questa prima parte del viaggio davvero magnifica.
Ed io non posso che ringraziarla per ciò che è riuscita a regalarmi e anche per aver affrontato con determinazione tutte le fatiche che un viaggio del genere comporta.
Grazie.

 

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Novità!

Oggi ho ricevuto la nuova tuta che MTECH mi ha recapitato a Tashkent. In tal modo potrò meglio affrontare il clima più rigido delle regioni del Nord ed soprattutto in Siberia.
Un ringraziamento speciale a questa azienda che ha creduto nel progetto e lo sta supportando con tutti i mezzi.
GRAZIE

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#Cocoontheroad #girodelmondoinmoto #followcocoontheroad #seguici#mototravel #viaggioinmoto #mtechracing #weareriders #ilviaggiocontinua

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Day 39: TASKENT

Qui a Taskent, dopo Samarcanda e 12.500 Km percorsi, il mio viaggio con Coco finisce anche se temporaneamente.

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Ci rivedremo in Australia. Esco così, in punta di piedi, dal sogno di Coco per ritornare alla realtà. E’ stato un onore condividere il percorso fino a qui con lui, aiutarlo con le mappe, con i post, con il navigatore che spesso e volentieri non ha navigato lasciando a me il difficile compito di indicare la strada giusta. Ma il sogno è suo, ed è giusto che lui continui così come aveva progettato, è giusto che lui possa continuare il suo viaggio in solitaria, esattamente come era suo desiderio. Devo ringraziarlo tantissimo perché quello che ho incontrato e visto, è stato più delle mie aspettative. Se il mio sogno era stato sempre quello di vedere Samarcanda, oggi posso con tranquillità affermare che è l’Iran, la gente iraniana, i bambini con cui ho riso e giocato, i volti delle tante bellissime e tristi donne, che mi sono rimasti nel cuore. Coco mi ha dato la possibilità di assaporare tutto questo. In questo viaggio ho avuto la riprova che vivere di stereotipi e preconcetti ci porta a sbagliare, ci porta a far prevalere il disumano e non l’umano, la cattiveria e non l’amore.

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In questo viaggio più che mai ho odiato le frontiere ed ho desiderato, proprio perché ne ho superate diverse, che possano un giorno essere completamente abolite. So che stiamo andando verso la totale chiusura verso l’altro, ma credetemi sarà un errore, un errore irrecuperabile. In questo viaggio, infine, ho ritrovato qualcosa che pensavo perduto: la capacità di amare e di com-prendere, nel senso di accogliere senza preclusione e sopra ogni cosa. Buona strada, Coco.

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Playing hide and seek!

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Day 36: SAMARCANDA e la leggenda di Bibi Khanym

 

Non viaggiamo solo per il commercio
Da venti più caldi sono infiammati i nostri cuori ardenti
Per la bramosia di conoscere ciò
che non dovrebbe essere conosciuto
percorriamo la Strada Dorata che porta
a Samarcanda
(E. Flecker)

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La magia di Samarcanda, la sua gloria e la sua risonanza leggendaria si percepiscono ancora, purtroppo a differenza di Khiva, solo nei luoghi salvati e restaurati. Bellissima la Piazza del Registan, bellissime le moschee e il mausoleo di Tamerlano, emozionante attraversare lo Shah-i-Zinda, il luogo più sacro di Samarcanda, il cui nome significa “Tomba del Dio vivente”.

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Ma a dire il vero, sono stata particolarmente colpita dalla leggenda che viene raccontata per spiegare la costruzione della Moschea di Bibi-Khanym, moglie di Tamerlano. Questa donna ordinò la costruzione della moschea mentre il marito era assente. Voleva fargli una sorpresa. L’architetto si innamorò perdutamente di lei e rifiutò di finire il lavoro se non riceveva almeno un bacio. Bibi acconsentì a baciarlo ma questo bacio lasciò un segno indelebile sul suo volto.

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Quando Tamerlano lo vide, fece giustiziare l’architetto e impose alle donne il velo perché non fossero tentate da altri uomini. Un uomo così potente, e pare così intelligente, pensò che nascondere il volto e il corpo potesse conservare l’amore e garantire la fedeltà. A dispetto del suo “tradimento”, però, Tamerlano doveva amare molto questa donna per dedicarle un mausoleo e dare il nome alla moschea che era stata costruita per lui.

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Day 33: BUKHARA

Bukhara non è Khiva o almeno a noi è sembrata meno bella, forse perché tutto era meno concentrato o forse perché era troppo piena di negozi di souvenir che riempivano le “madrasse”, le strade e persino le antiche moschee.

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In compenso anche qui abbiamo instaurato un meraviglioso rapporto con le persone, soprattutto donne e bambini con cui ho ballato, scherzato e fatto foto.

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Coco si è dedicato a fotografare le donne che, anche giovani, mostrano orgogliose denti d’oro per noi orribili a vedersi ma per loro motivo di gran vanto.
Abbiamo trovato anche un ottimo posto per mangiare con gli uzbeki. Buonissima la carne, la soupe, e le samsa, specialità uzbeke a forma di saccottino ripieno di carne e cipolle.
Stupisce di questa gente la dolcezza e l’allegria.

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Fino ad oggi non ho visto nessuno arrabbiato, eppure la loro vita non deve essere facile da quello che abbiamo visto.

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Verso Bukhara…

In Uzbekistan percorriamo strade impervie ma ci rifocilliamo con thè e burro…Salute!

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Day 31: KHIVA – UZBEKISTAN: un tuffo nel passato

Quando siamo arrivati a Khiva, era tardo pomeriggio ed abbiamo trovato difficoltà per entrare nella cittadella e trovare l’hotel ma quando, un paio d’ore dopo, siamo usciti per cenare e vedere dove eravamo capitati, l’impressione è stata quella di entrare in un sogno. Strade, madrasse, moschee, minareti, mausolei erano lì, come da sempre, immutabili.

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Abbiamo cenato in una madrassa, una cena uzbeka a base di plov e nun, circondati da un passato che era, incredibilmente, il nostro presente.

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Il giorno dopo, fatta la visita ad ogni più piccolo angolo di Khiva, abbiamo trovato il loro colorato mercato e avuto mille incontri con la gente. Niente di più bello che mangiare negli stessi ristorantini (se così si possono chiamare) dentro il mercato rionale con gli uzbeki che ci guardavano entrare e mangiare con loro, stupiti e divertiti allo stesso tempo.

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E’ questo il nostro viaggio: un viaggio del cuore, una continua scoperta dell’umanità più varia, una continua condivisione con perfetti sconosciuti di sentimenti ed emozioni.

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Stay tuned: Coco on the Road

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DAY 30: Coco on the Road

“30 giorni di viaggio, 11.000 km percorsi, centinaia di persone incontrate, migliaia di sorrisi scambiati, felicità a palate… ed il meglio deve ancora arrivare!! 😀

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Roadtrip to the “Door to Hell”

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Days – 27 – 28: ASHGABAT – Turkmenistan

Dall’Iran al Turkmenistan…

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Siamo arrivati in Turkmenistan dopo una trafila allucinante di ben cinque ore tra le due frontiere.
Il Turkmenistan a noi è sembrato un paese in cui prevale il vuoto, ma non per via del deserto o dei grandi spazi che lo caratterizzano, ma per l’assenza totale di sentimenti e di energia vitale. La capitale Asgabhat è un insieme interminabile di palazzi di marmo bianco, perfetti ma freddi e, a tratti, tetri. La città è attraversata da immensi viali, sontuose dimore, fontane spettacolari, costruzioni e statue incredibilmente scenografiche ma anche spettralmente esagerate.

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Nessuno per strada, nessun bambino, nessun mercato, nessun negozio, nessun vociare. Un inquietante silenzio interrotto dal fruscio di ramazze di donne che spazzano perfino le autostrade. Anche le poche persone incontrate, hanno mantenuto questo distacco, quasi un fastidio per lo straniero, in una fredda indifferenza che a me è sembrata anche vuota solitudine.

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L’unico momento pieno del calore a cui io e Coco eravamo abituati, è stato il viaggio nel deserto per vedere i crateri di Darvazda, che ardono da 50 anni senza interruzione.

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Durante il percorso, la sera a cena davanti alla Yurta e la notte in tenda, abbiamo di nuovo condiviso il valore dell’incontro insieme alle nostre guide, un senso di grande fratellanza gustando chicken preparato sulla brace, guardando il fuoco del cratere, la luna e un cielo come mai avevo visto.

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ULTIMI GIORNI IN IRAN…

Nei nostri viaggi di solito cerchiamo di avere buoni alberghi. Non sempre eccellenti e non sempre di lusso. A seconda dei luoghi e di quello che offrono. Ma “non potevo mai immaginare di immaginare” (cit. Marinella Battiato) di spostarmi nel giro di un’ora in sei stanze poste su cinque piani di un hotel con un poco arzillo vecchietto che mi seguiva facendomi vedere ogni stanza per farmi scegliere la migliore. Ma ogni stanza era una storia. I bagni sporchi, i letti sfatti, le spaventose macchie sui pavimenti mai lavati e sui pianerottoli scatole, bidoni e stracci. Continuo a urlare “no good” ma alla fine scelgo una stanza al primo piano e inizio con un raschietto a togliere le macchie. Coco intanto raccoglie con scopino e paletta.

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Il vecchietto comincia a capire che forse è’ arrivata l’ora di rinfrescare mentre io mi armo di candeggina e comincio a lavare dappertutto. Lui comprende e si arma di tutti i prodotti in suo possesso. Entra e esce dalle stanze cercando di rimediare a quello che io gli faccio vedere.

Quattro stanze in cinque piani rivedono lo straccio dopo anni. E’ un tripudio di pulizia. Preso dal sacro fuoco della perfezione il vecchietto non si ferma, toglie persino la polvere per poi stramazzare sfinito su un divano. E’ davvero troppo.
Coco, spiritosamente, mi dice che domani in frontiera mi faranno andar via volentieri…

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Da Shirad a Yadz

Per tutti i nostri amici motociclisti e non, il tragitto da Shirad a Yazd
Una molteplicità di colori e paesaggi diversi e una strada bella e avventurosa come il nostro viaggi fin qui…

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DAY 24: Greetings from Iran

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I bambini…

 

I bambini in Iran non sono mai stati fastidiosi. Giocano per le strade, ti guardano, si avvicinano. Anche solo per salutarti, per dirti il loro nome e per conoscere il tuo.
Selin, ad esempio, l’abbiamo incontrata fra le mura della citta vecchia a Yazd.

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Stava andando a scuola e a gesti frammisti a qualche parola di inglese abbiamo parlato un po’. Ci siamo detti tante cose tra cui un reciproco “sei bella” e un meraviglioso “ti voglio bene”…

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Oggi ho avuto paura…

Viaggiavamo alla volta di Kashan e, dopo una decina di chilometri dalla partenza, abbiamo imboccato una strada a scorrimento veloce, quasi una autostrada.
Percorrevamo un lungo rettilineo ad una velocità moderata, intorno agli 80 km/h. Mi accorgo che l’auto che ci precedeva in lontananza accosta sul ciglio della strada e dalla portiera
scende un vecchietto che tenta di attraversare la strada.
Nel dubbio lampeggio e suono ripetutamente, ma anzichè fermare il tentativo malsano, lo accellero: il vecchio a testa bassa come un caprone decide di attraversare imperterrito.
Guardo nello specchietto retrovisore per capire il mio margine di intervento in tutta la strada, ma mi accorgo che sta sopraggiungendo alla mia sinistra, in fase di sorpasso un grosso camion. Ho il tempo di gridare nell’interfono “u Mazzaru” (“lo uccidono”).
Subito dopo sento uno stridere di freno allucinante proprio dietro la mia ruota posteriore. Il camionista frena bruscamente e probabilmente sterza a destra per evitare il vecchietto perdendo però il controllo del camion.
Ho il tempo di sentire un gran stridere di freni, io accellero mentre il camion vira bruscamente a destra, sfiora la mia ruota posteriore e si ribalta finendo fuori dalla carreggiata.
Tutto ciò visto dagli specchietti retrovisori…
Ho visto il vecchietto incolume sul ciglio sinistro della strada (anche se non so per quanto visto l’ipotetica furia del povero camionista). Per il vecchietto, così come per me e Russo, è stato un giorno fortunato.
Ho continuato senza più guardare indietro quasi a voler cancellare dai miei occhi quella scena terribile.
Buona strada a tutti… (e che Dio ce la mandi buona!)

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DAY 22: YAZD – Iran

Felici incontri per le via di Yazd…

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DAY 21 – In viaggio verso Yazd – Iran

Oggi ci siamo lasciati alle spalle Shiraz e dopo 460 km di strada tra deserto, canyon e montagne spettacolari siamo arrivati a Yazd.
La moto va che è un piacere, macina chilometri su chilometri e ci porta lontano, bardata dalle nostre valigie e da tutto il nostro armamentario con disinvoltura e potenza!!

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DAY 20: SHIRAZ – Iran

Oggi abbiamo visitato l’Amaragah-e Shah-e Cheragh, ovvero il Mausoleo del Re della Luce, un magnifico santuario in cui riposano le spoglie di Sayyed Myr Ahmad, fratello dell’Imam Reza, inseguito e ucciso proprio in questo luogo. Arriviamo titubanti alla porta.

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Mi fanno tornare indietro perché le donne hanno un’entrata separata. Mi incammino tranquilla, in fondo nella mia guida è scritto che difficilmente ti fanno entrare se non sei musulmana e che se dovessero farlo ti obbligano ad un chador che puoi affittare. Entro in un ambiente piccolo separato da tende dagli altri ambienti. Mi aspetto che mi dicano subito di uscire fuori, invece, dentro trovo delle donne che stanno indossando il chador aggiuntivo sui già tanti vestiti e veli mentre altre due donne, vestite quasi come le nostre suore, mi invitano a sedermi.
Una delle due donne porta una fascia che la contraddistingue dove è scritto Affari Internazionali, mi guarda severamente e mi dice di aspettare. Dico all’altra donna che sono già abbastanza coperta, ma lei sorride e mi fa segno di pazientare. Lo faccio volentieri e aspetto. La donna rientra con un chador che mi fa indossare, avvolgendomelo addosso, non prima di avermi fatto togliere con un fazzolettino imbevuto qualsiasi segno di trucco. Mi invita a seguirla ed io, così bardata, esco nel meraviglioso cortile interno della moschea, dove posso ammirare le arcate decorate con le maioliche e la bellissima cupola.
Ritrovo Coco che mi guarda meravigliato, gli chiedo se ha pagato per il mio chador, ma lui non ne sa nulla. La donna ci fa segno di seguirla: togliamo le scarpe ed entriamo in un ambiente molto grande, coperto di tappeti con uomini e donne che pregano. Da due porte laterali si vedono ambienti pieni di specchi e di luce, con tappeti meravigliosi e colonne luccicanti. Un uomo vestito di nero e con la stessa fascia della donna, prende in consegna Coco, e lo invita verso una delle porte, mentre io e la donna ci avviciniamo alla seconda porta: sono le due zone per la preghiera, una riservata alle donne e una agli uomini.

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E’ uno sfavillare di luci e di specchi, fino alla tomba di Ahmad. Io infedele, sono entrata nella parte più intima della moschea dove donne e bambine pregano inginocchiate e rivolte alla Mecca. La donna mi spiega il significato dei gesti della preghiera e anche gli strumenti che si usano: la corona con i grani per la recita delle giustificazioni, la tavoletta da poggiare sulla fronte per pulire dai peccati. Poi mi fa avvicinare alla tomba, non posso toccarla come fanno tutti, ma posso vedere quanta devozione essi hanno e questo mi ricorda il gesto cristiano di toccare le vesti della Madonna o dei santi. In particolare mi ricorda la Porziuncola di Assisi, dove prima di entrare, la mia amica Daniela mi ha insegnato a toccare la pietra dell’ingresso, appoggiandovi il capo.

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E’ un’esperienza unica… la donna mi fa vedere i dettami che tutti devono leggere, gli scaffali con dentro tante copie del Corano, gli angoli più nascosti di questo enorme ambiente. Mi stupisco nel vedere che alla mia richiesta di una foto di questa donna gentile che mi ha fatto da guida, lei acconsente, non senza prima sistemarmi il chador ben bene intorno al viso. Ci salutiamo con molto affetto e io le dico che la conserverò nel mio cuore, lei mi ringrazia e mi dice che anche lei ricorderà me. Poi saluta Coco e gli consegna il “Messaggio ai giovani occidentali” scritto nel 2015 da Seyyed Ali Khamenei, in cui si leggono le ragioni dei Musulmani e la speranza in un futuro migliore per il mondo.
Mi allontano pensando che non c’è grande differenza fra noi quando preghiamo con il cuore e quelle persone che ho visto pregare con lo stesso trasporto. Avrei potuto farlo anche io, perché se un Dio c’è, si chiamerà in qualche modo, ma sono sicura che è unico per tutta l’umanità…

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Donne dal mondo – Iran

Siamo in Iran da venti giorni ed abbiamo conosciuto molte donne iraniane, da quelle completamente coperte dal velo a quelle che portano il foulard e degli abiti che, pur nascondendo le forme, possono essere considerati una accettabile via di mezzo.

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Anche le donne più coperte dall’hejab, hanno avuto sempre un sorriso per noi e molte ci hanno fermati per chiederci da dove venivamo e darci il benvenuto.

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Questo per strada, nelle sale da tè, nei giardini mentre passeggiavamo, in ogni piccolo paese attraversato e non solo nei grossi centri.
In Iran le donne studiano, sanno bene che l’istruzione é forse la prima forma di libertà e, durante le conversazioni, sono loro a dimostrare di saperne di più.

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Samir conosce molto bene l’inglese, Elim laureata in economia ci ha spiegato il sistema scolastico iraniano, Marim lavora alla reception e conosce tre lingue. Donne belle, gentili, che ti fermano per presentarsi e che esprimono una gioia immensa nel sapere che sei qui, in mezzo a loro.

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DAY 16: in viaggio verso SHIRAZ

Incontri tanto casuali quanto speciali…

Percorrevamo la strada che da Esfahan ci ha poi portato verso Shiraz. In una delle nostre soste siamo stati affiancati da un autobus pieno di donne.
Una vecchietta mi fa cenno di avvicinarmi, mi prende la mano e mi chiede in farsi chi sono, da dove vengo.
Arrivano in mio soccorso le altre ragazze, molto giovani, parlano un po inglese, vanno tutte a scuola, parliamo del nostro viaggio, dell’Italia, sempre con la mia mano stretta in quella della donna.

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Quando siamo ripartiti ci han salutato, scuotendo forte le braccia e mandando baci.

Oggi mi è capitato dal nulla un momento magico oserei dire irripetibile, di quelli che non si può aspettare, urge condividerlo con qualcuno.

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DAY 15: last day in Esfahan – Iran

E’ ora di lasciare la “città a metà del mondo” che ci ha accolto tra moschee, minareti dai toni blu e turchesi, tra piazze infinite e bazaar pulsanti…

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Un immenso grazie a chi ci ha fermato per strada, a chi ci ha parlato raccontandoci un pezzetto di sè, a chi ci ha accompagnato nelle nostre molteplici destinazioni, a chi ci guidato in giro per la città, a chi ci ha svelato i tanti segreti e le mille tradizioni…

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A proposito di cibo…

Come avrete oramai capito, in Iran l’ospite è sacro, si considera “Habib-e Khoda” (amato da Dio) ed è il benvenuto. Tutti i nostri nuovi amici, da Samir a Bahram, ci hanno messo completamente a nostro agio offrendoci cibo dopo averci fatto accomodare su tappeti che coprivano tutta la stanza o sui takht, divani bassi di legno, anch’essi ricoperti di tappeti.
La gastronomia iraniana è antichissima, 2500 anni di prestigiose tradizioni che vengono trasmesse da madre in figlia.

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Fino ad oggi, tutti i nostri pasti sono stati accompagnati da nun (pane) o chelo (riso). Il nun costa poco e di solito è fresco. Ci è piaciuto tantissimo il taftun, croccante e scanalato in superficie, che si porta in mano, sotto le ascelle, senza copertura, così come ti viene venduto. E’ così buono che ogni volta lo mangiamo in strada ancor prima di arrivare alla moto.

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Il chelo è, invece, riso bollito o cotto al vapore, piatto base dei pasti iraniani, servito in porzioni abbondanti e accompagnato da vari sughi o come guarnizione del Kebab.
I sughi o le salse non sono mai pesanti e l’uso delle spezie è molto sapiente e raffinato perché i profumi non coprono mai il sapore degli ingredienti principali. Le salse non sono mai piccanti, forti o aggressive. A volte si aggiunge una goccia di acqua di rose o di succo di melograno. Sono salse coloratissime: rosse se hanno una base di pomodoro, verdi se a base di erbe o verdure, giallo splendente se cucinate con lo zafferano.
Ci spiegavano che abbinare le spezie è un’arte nella cucina iraniana e bisogna sempre unire un ingrediente caldo con uno freddo per garantire il massimo equilibrio del corpo.
Mangiamo spesso il Kebab che qui di solito è di carne macinata unita a cipolla e servito con il pane e le verdure, il Mazè composto da sabzi ,verdure fresche e erbe aromatiche, il Mast ovvero yogurt condito con varie verdure ed il Torshi’, verdure sotto sale e/o aceto.
Infine si finisce sempre con il chay (il tè) che di solito viene servito con una coppetta di ghand (pezzi di zucchero).

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Infatti, secondo le leggi iraniane dell’ospitalità è doveroso offrire almeno una tazza di tè prima di iniziare un qualsiasi discorso… nel nostro caso persino prima di un giro in moto!!

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Pubblicato in Giro Del Mondo In Moto | Commenti disabilitati su A proposito di cibo…

DAY 14: Spotted in Esfahan

Piacevoli e casuali incontri al famoso ristorante Bastani ad Esfahan di tre coraggiosi connazionali impegnati al ‪#‎mongolrally‬
Buona strada e a presto ‪#‎flaneurs_gds‬ !!!

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DAY 12: HAMADAN – Iran

Abbiamo visitato il bazaar di Hamadan e lì, come spesso succede, abbiamo fatto amicizia con alcuni negozianti che ci hanno addirittura invitato a pranzo a casa loro.
Samir, la ragazza che balla con me in foto, ha cucinato per noi kebab, riso iraniano, pomodori arrostiti, insalata iraniana con pasta e verdure, pane iraniano, frutta e per finire il thè.

ok
Abbiamo fumato, ballato e scherzato. Poi siamo andati in un parco in montagna dove c’era la cascata in compagnia del fidanzato di Samir, di suo fratello e della socia al bazaar.
Abbiamo concluso la giornata con un pò di sano shopping al bazaar e una cena divertente in città.

okkk

Ovviamente Coco ha fatto fare un giro in moto a tutti prima di salutarli.
Che dire? una goduria!

okk

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DAY 11: HAMADAN – Iran

Russo e l’equilibrio precario…

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DAY 11: HAMADAN – Iran

Anche oggi percorrendo le strade iraniane abbiamo fatto tanti incontri ed abbiamo trovato nuovi amici.
Partiti stamattina da Sanandaj,abbiamo fatto la prima sosta a Kamyaran dove un enorme gruppo di persone ci ha circondato offrendoci acqua e melone bianco.
Russo ha avuto varie richieste di selfie mentre io venivo intervistato e fotografato con o senza la nostra guest star (la moto).

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Ripartiti abbiamo raggiunto Kermanshah dove, per evitare di venir assaliti nuovamente, abbiamo preferito accostare e scendere ai margini di una strada a scorrimento veloce sedendoci sul prato. Non ci crederete… ma gli automobilisti si accorgevano della moto e ci cercavano con gli occhi per salutarci.
Siamo addirittura riusciti a provocare un tamponamento a catena!!!

Insomma ogni giorno qualcosa ci accade e, a prescindere dai luoghi bellissimi che abbiamo visitato, davvero abbiamo conosciuto la più varia umanità.

Per finire in bellezza arrivati ad Hamadan abbiamo subito trovato il nostro “navigatore del giorno” che oggi era in motorino e camicia rosa. Che figata!!!

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DAY 10: SANANDAJ – Iran

Oggi abbiamo percorso 400 km da Urmia a Sanandaj. Ci siamo fermati più volte. Coco mi fa scendere a “pascolare” ogni tanto ma non riusciamo mai a restare soli. Si avvicinano uomini donne e bambini per chiederci di tutto. Ormai “comprendo” benissimo il Farsi e rispondo “Italiana” o “Italia”.

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Inglese? Pochissimo. Gesti? Tantissimi! E poi sorrisi, abbracci, foto con figli e nonna al seguito.
La guest star?
Non io e men che meno Coco…ma la moto!
Poi certo anche noi veniamo immortalati, penso di essere presente nelle foto di almeno 400 persone da quando abbiamo messo piede in Iran.
Le donne mi guardano stupite e mi sorridono. In un bagno alla turca per strada una di loro mi ha detto di togliere tutto in quanto era impossibile entrare in quel bugigattolo con il velo, la palandrana e anche i pantaloni tecnici.
Ma la cosa ancora più stupefacente è che ci accompagnano ovunque.. se dobbiamo trovare la banca, l’hotel o un posto per mangiare.
E oggi addirittura a Bukan non solo c’è stato chi ci ha accompagnato in un posto iraniano per mangiare un kebab ma il proprietario non ha voluto nemmeno che pagassimo il pranzo.
E come ogni volta ripartiamo fra abbracci e saluti.

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Ed ancora a Sanandaj, usciti dall’hotel per cenare, abbiamo incontratoBahram Fayazian che ci ha accompagnato in un ristorante iraniano, ci ha fatto compagnia raccontandoci di lui e….ci ha offerto la cena non tenendo conto delle nostre insistenze.

Questo a riprova che viviamo di stereotipi stupidi…
In realtà il mondo è così simile, e spesso in tanti paesi ho avuto la riprova che la gentilezza e la cortesia gratuita verso lo straniero sono comportamenti che fanno parte di una quotidianità che spesso in Italia non sentiamo neanche con i nostri stessi connazionali…

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DAY 9: TABRIZ – Iran

Da giorni penso alla condizione delle donne…
Le donne turche che dovranno dimenticare quella apertura mentale che faceva di questo popolo degli illuminati differenziandoli dai loro vicini…
Quelle iraniane un tempo anche loro libere da qualsiasi costrizione e oggi così “naturalmente” rassegnate alla loro condizione…

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Ed è stato bello invece vederle ridere e giocare intorno a una moto e a due matti venuti dall’Italia, vederle scherzare sul mio “iranian style” o addirittura provare il mio casco e salire in groppa alla moto per vedere l’effetto che fa…
Si sono prolungate in mille ringraziamenti, ma sono io a ringraziarle perché in mezzo a loro mi sono sentita bene e per la prima volta non le ho guardate con stupida commiserazione.

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DAY 7: Monte Ararat – Turkey

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DAY 4: AMASYA – Turkey

Oggi abbiam percorso 500 km e siamo giunti a Amasya.
Serata di sano relax e narghilé in piena tradizione turca… ma noi ridiamo ancor prima di fumare!!! 😀

#followus #followcocoontheroad #amasya #turchia #tobecontinued

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DAY 3: ISTANBUL – Turkey

Dopo aver atteso in Grecia notizie sulla situazione, siamo in Turchia.
Nessun problema apparente ad eccezione di un traffico notevole (al punto che la temperatura della moto è andata su di una tacca!!).
C’erano venditori di pane, acqua e banane su tutta l’autostrada che attraversa Istanbul.
Il ponte che ci ha portato in Asia era davvero stracolmo di mezzi.
Lungo la strada una gran quantità’ di mezzi pesanti e pochissime auto con targa straniera.
E poi una miriade di bandiere rosse con la luna e la stella segno di un forte e imperante nazionalismo. Al momento l’unico segno di pericolo è stata la guida spericolata di molti automobilisti…

A tutti i nazionalisti di casa nostra invece vorrei dire che il mondo sarebbe più bello e più vivibile se si abolissero tutte le frontiere e ognuno di noi smettesse di pensare al proprio orticello. Il mondo è davvero straordinario e vario e le persone che lo abitano hanno tutte uguale dignità.

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Il viaggio continua…
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DAY 1: KAVALA – Greece

“Relax e un buon bagno”

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Coco on the road – Partenza

Siamo partiti…
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Patrocinio del Comune di Zafferana Etnea

Sono orgoglioso di poter annunciare di avere il sostegno e il patrocinio del Comune di Zafferana Etnea

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dalla pagina FB del Comune:

https://www.facebook.com/COMUNE-DI-ZAFFERANA-ETNEA-110686932300490/?ref=ts&fref=ts

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di preparativi, di visti e … di consoli

Ho fissato la partenza per il mio viaggio in giro per il mondo in moto! Ebbene sì, io, la mia moto, e per un tratto mia moglie, partiremo il 16 luglio 2016 alle ore 10.00 in punto.

Ma nella realtà di partenze ce ne sono state tante…

Sono partito il giorno che ho deciso di compiere il mio giro del mondo.

Sono partito ancora tutte le volte che ho dato vita ai vari preparativi.

Sono partito quando ho cominciato a pensare alle zone da attraversare e a cosa visitare.

Sono partito e ripartito ancora ogni volta che ho dovuto modificare il mio tragitto.

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In primo luogo ho cominciato con il segnare sulla mappa il possibile percorso: e mentre il pennarello correva sul foglio già stavo realizzando il mio sogno. Ovviamente il sogno è sempre tale e la realtà è cosa assai diversa, per cui ho cancellato via via i tratti in quelle zone difficilmente attraversabili.

La via da percorre negli stati del centro Asia non è stata facile. Tra le possibili rotte alla fine ha prevalso l’attraversare, dopo la Turchia, l’Iran per arrivare a Samarcanda. Impossibile quasi, invece, percorrere le strade cinesi. Per questo ho eliminato la Cina e ho cominciato a pensare di operare una scelta: andare verso Oriente e seguire la rotta a Sud verso Pakistan e India oppure virare a Nord lungo la Transiberiana.

Dopo giorni di riflessioni ho scelto il Nord, la via russa, anche per il fatto che ero già stato in India e Nepal e quindi andare a vedere terre nuove sarebbe stato per me più emozionante. In più la strada costeggia in qualche modo la Mongolia e questo è stato un’ulteriore spinta entusiasta solo all’idea di poter dormire in una yurta. Fare questo percorso mi avrebbe facilitato la possibilità di vedere il Giappone e successivamente la Corea.

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Una volta stilato il programma occorreva capire come affrontare la questione dei visti, uno dei problemi più critici dato che essi sono, tra le formalità burocratiche a cui il viaggiatore è sottoposto, le cose più difficili da ottenere. L’idea di fare viaggi dalla mia città verso Roma per chiedere ai vari consolati non mi è sembrata percorribile anche per via del tempo da impiegare, del dispendio di energie e non ultimo del costo. Decido quindi di affidarmi ad una agenzia.

Spediti i passaporti dopo meno di 20 giorni cominciano i primi veri problemi. Occorre chiedere un visto business per la Russia perché i trenta giorni del visto turistico, viaggiando in moto, potrebbero non bastare. Do indicazioni di procedere all’agenzia in tal senso affidandomi completamente alla loro competenza. L’agenzia romana provvede a farmi avere una lettera di invito e con questa viene presentata la relativa richiesta al consolato.

Quindici giorni dopo ricevo una telefonata dall’addetto dell’agenzia che in maniera perentoria mi annuncia che il visto era stato bloccato e che il console russo mi voleva vedere di persona. Non mi restava che prendere il primo volo per Roma e incontrare appunto il console.

Dopo un po’ di anticamera finalmente venivo ricevuto da un distinto signore dai capelli chiari che parlava bene l’italiano anche se con un forte accento russo e che ribadiva l’impossibilità per me di avere il visto con incluse tutte le città siberiane che avevo citato all’interno della richiesta scritta.

Dopo lunghi minuti di spiegazione e una volta chiarito l’equivoco, mi assicurava sul rilascio del visto con una nuova lettera di invito. Concludevamo così la conversazione con le mie richieste di informazioni relative alle strade ed al clima nel mese di settembre e lui con alcune domande sulla Sicilia e con una calorosa e salda stretta di mano.

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Dieci giorni dopo il visto era nuovamente bloccato, senza una ragione apparente. Di riprendere un secondo volo verso Roma non avevo nessuna voglia. Tempesto di telefonate il consolato e successivamente invio una serie di mail, senza poter parlare con il mio nuovo “amico console”. Disperato e quasi in procinto di rifare il biglietto aereo per Roma, faccio un ultimo tentativo: scrivo una mail in russo in caratteri cirillici.

Passo buona parte della notte a formare frasi semplici utilizzando “Google Traslate” e alle prime luci dell’alba invio, incrociando le dita, questa ultima mail. Alle 13.00 dello stesso giorno, incredibilmente, un addetto dell’agenzia mi chiama per dirmi finalmente che aveva il visto, con le scuse del Consolato per il disguido.

Un unico neo: hanno concesso un visto per soli 36 giorni con scadenza il giorno preciso in cui dovrei prendere il traghetto per il Giappone. Come dire: sarebbe forse bastato richiedere il solo visto turistico anche perché se la nave per il Giappone non dovesse salpare il 28 settembre prossimo, divento un clandestino in territorio russo.

In parallelo ho richiesto altri visti, alcuni dei quali vincolati all’ottenimento degli altri limitrofi: è il caso del Turkmenistan il quale visto viene rilasciato a condizione e dopo avere ottenuto quelli dell’Iran e dell’Uzbekistan, cioè il paese da cui si arriva e quello che si vuole raggiungere.

Il visto turkmeno va richiesto al consolato di Parigi che è competente per l’area italiana, ma diversi amici viaggiatori e anche alcune agenzie contattate mi danno indicazione che è di difficile ottenimento. Penso allora di richiederlo al consolato in Austria, ma questo mi rimanda nuovamente a quello parigino e successivamente a quello Inglese. Quest’ultimo mi stila l’elenco di tutti i documenti da fornire, quindi implicitamente penso che sia propenso al rilascio del permesso.

Il tempo passa e a soli venti giorni dalla partenza sarebbe stato davvero rischioso spedire i passaporti a Londra per la richiesta. Su indicazione di un’altra agenzia richiedo un visto turistico a prezzo maggiorato, senza conoscere però di quanto maggiorato…

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Non è stato difficile scoprirlo: circa 1100 dollari!!! Tutto ciò per attraversare il paese in tre giorni, con il supporto di un addetto turistico che mi scorta per l’intera permanenza: dalla frontiera all’albergo (incluso nel prezzo), l’indomani nuovamente lungo il percorso fino a Darvazza (dove vedrò i famosi crateri) dormendo in un campo tendato fino al terzo giorno accompagnandomi alla frontiera con l’Uzbekistan. Ovviamente in tutto questo l’unica cosa certa è quella di aver già versato all’agenzia turistica italiana la somma relativa al loro compenso. Il resto verrà pagato in loco in dollari ed in contanti determinando grossi dubbi sul possesso di moneta contante, sulle dichiarazioni alla frontiere e sul rischio di essere derubato dallo stesso funzionario prima ancora di lasciare il posto di frontiera.

Non ultimo, il rilascio della patente internazionale. Richiedendo informazioni in motorizzazione ho scoperto l’esistenza di ben due patenti internazionali: una che è prevista per la convenzione internazionale del 1968 e un’altra per quella del 1942.

Così chiedo quella più recente, pensando che fosse la più appropriata, salvo poi a scoprire che, per esempio, per il Giappone occorre avere quella del 1942 e che quindi dovrò partire dall’Italia con ben due patenti internazionali…

Intanto il 16 luglio si parte.

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Tour in Moto – Romania 2015

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Strade di Sicilia – 2014

 

 

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Viaggio in moto attraverso Albania, Macedonia e Bulgaria – Agosto 2013

 

Cambio della guardia al Palzzo Presidenziale di Sofia (Bulgaria)

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Gargano e Salento – 2012

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Balkanica – 2011

Viaggio in moto attraverso Albania, Grecia, Macedonia, Montenegro, Croazia, Bosnia Erzogovina

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Tour della Tunisia – Nel deserto fino a Ksar Ghilane (2010)

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Pirenei Tour – 2009

Attraverso i Pirenei, da Barcellona a Finisterre

 

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